Alla fine dell’Ottocento la Cina era davvero conciata male: l’antico Impero era diviso, debole ed esposto a tutte le aggressioni. Il popolo era alla fame, e gli stranieri lo derubavano in ogni modo possibile. A un certo punto, i cinesi patrioti reagirono, costituendo gruppi clandestini di resistenza, che gli europei chiamarono Boxer perché, per non dare troppo nell’occhio, fingevano di riunirsi per fare sport.
Quando il movimento dei patrioti si affermò, le potenze mondiali reagirono duramente, mandando in Cina navi e soldati, che si abbandonarono a violenze estreme. Anche l’Italia volle partecipare, insieme agli altri avvoltoi, al banchetto, e bersaglieri e fanti di marina furono sbarcati nella città di Tien Tsin (in cinese, il Guado Celeste); ammazzarono qualche migliaio di cinesi e si impadronirono di un quartiere della città, denominandolo Concessione Italiana. Si estendeva su 46 ettari ed era abitato da circa diecimila cinesi.
Con la fine della Grande Guerra, gli italiani si presero anche la confinante concessione austriaca, raddoppiando superficie e popolazione del dominio.
Nel 1932, a governare questo pezzetto d’Italia fu mandato, come podestà, un romagnolo: Filippo Zappi. Resterà nella città fino al 1938.
Filippo era nato nel 1896 a Mercato Saraceno, era diventato ufficiale della Regia Marina, partecipò alla guerra italo-turca, combatté nelle campagne del 1915-18, e prese anche il brevetto di pilota per aerei e dirigibili, questi ultimi allora ritenuti l’arma del futuro.
Quando, nel 1928, il dirigibile Italia, al comando del generale Umberto Nobile, si avventurò al Polo Nord, Filippo era a bordo come navigatore. Quando furono proprio sul Polo, lanciarono una bandiera italiana, una croce di legno donata dal papa Pio XI e il medaglione della Madonna del Fuoco di Forlì.
L’ardita spedizione finì male, con morti, feriti e dispersi, ma Zappi, rimasto sui ghiacci polari con altri uomini, senza risorse e con la prospettiva di sopravvivere poco tempo, fu recuperato da una nave rompighiaccio sovietica.
In un film di Fantozzi, un Paolo Villaggio travolto da una valanga e assiderato dal gelo, credendo di essere il generale Nobile, si rivolge al “marconista Zappi”, ma sbaglia il riferimento, perché Zappi era l’ufficiale navigatore.
Nel 1932, Filippo, nel frattempo entrato nei ranghi diplomatici, fu mandato a governare il possedimento italiano in Cina. In quegli anni furono costruiti molti edifici di pregio, fra cui diversi villini e altri fabbricati di uso pubblico, lasciando un ricordo non sgradito ai cinesi, che li hanno restaurati con cura, ridando vita a un piccolo quartiere italiano nella città attuale, che conta 14 milioni di abitanti.
Filippo Zappi morì a Udine, improvvisamente, nel 1961, mentre stava lavorando come diplomatico, e fu sepolto a Mercato Saraceno, nella tomba di famiglia, con gli onori di Stato.
Sua moglie, Laure Jeanne, svizzera, era morta per complicazioni post-parto nel 1930, dando alla luce Laurette.
A Stoccolma un monumento ricorda Zappi e gli altri protagonisti della sfortunata spedizione polare italiana, che fece epoca in tutto il mondo.
Nel film sovietico La Tenda Rossa, Filippo è interpretato dall’attore italiano Luigi Vannucchi.



