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A Ravenna arriva il «codice» obbligatorio per chi affitta case vacanze. Caponegro al sindaco: «La città è pronta?»

Da gennaio 2025, chi cerca una casa vacanze o un bed & breakfast a Ravenna deve fare attenzione a un nuovo dettaglio: un codice di sei lettere e numeri che deve essere esposto all’esterno della struttura e presente in tutti gli annunci online. Si chiama CIN (Codice Identificativo Nazionale) ed è la novità più importante degli ultimi anni nel settore del turismo italiano.

Il consigliere comunale Falco Caponegro ha chiesto al sindaco di Ravenna di fare chiarezza su come la città si sta organizzando per gestire questa rivoluzione. La richiesta non è casuale: le multe sono già scattate dal 2 gennaio e possono arrivare fino a 8.000 euro per chi non rispetta le regole.

Che cos’è il CIN e perché è nato

Il CIN funziona come una «targa» digitale per ogni casa, appartamento, bed & breakfast o hotel che ospita turisti. Ogni struttura ne ha uno unico, rilasciato dal Ministero del Turismo attraverso un sistema informatico nazionale. L’idea è semplice: rendere riconoscibili e controllabili tutte le strutture turistiche d’Italia.

«Il CIN è il passaporto della legalità turistica», ha spiegato Caponegro. In pratica, serve a distinguere chi lavora secondo le regole da chi invece affitta «in nero» o non rispetta gli obblighi di sicurezza e fiscali.

La legge che ha introdotto questo sistema è entrata in vigore a novembre 2024, ma le sanzioni sono operative solo da gennaio 2025. Chi non chiede il codice rischia multe da 800 a 8.000 euro, mentre chi ce l’ha ma non lo espone o non lo mette negli annunci può essere multato da 500 a 5.000 euro. Gli annunci senza codice possono essere rimossi da Booking, Airbnb e altre piattaforme.

Come funziona nella pratica

Per i turisti, il CIN rappresenta una garanzia di sicurezza. Vedere il codice esposto significa che quella struttura è registrata ufficialmente, rispetta le norme di sicurezza e paga le tasse dovute. È un po’ come verificare che un ristorante abbia l’autorizzazione sanitaria in vista.

Per i proprietari di case vacanze, invece, ottenere il CIN significa registrarsi nella Banca Dati delle Strutture Ricettive (BDSR), un sistema del Ministero del Turismo. Una volta ottenuto il codice, devono stampare una targhetta da mettere vicino all’ingresso e inserire il codice in tutti gli annunci online.

Cosa chiede Ravenna al governo locale

Il consigliere ha posto sette domande specifiche al sindaco, che fotografano le sfide pratiche di questo cambiamento. Prima di tutto: quante strutture ci sono davvero a Ravenna? Quante hanno già il codice e quante invece sono ancora irregolari?

Poi vuole sapere se la Polizia Locale sta già facendo controlli e con quali risultati. Ha trovato strutture senza codice? Quante multe sono state fatte? Quanti annunci online sono stati rimossi?

La proposta più interessante riguarda il metodo dei controlli. Invece di verificare a caso, Caponegro suggerisce di concentrarsi sulle zone dove ci sono più case vacanze, usando le risorse pubbliche in modo più efficace. E propone di creare un numero verde o email dove cittadini e turisti possono segnalare strutture sospette.

L’approccio «educativo» prima delle multe

Una parte importante della proposta riguarda l’informazione. Molti proprietari potrebbero non sapere ancora dell’obbligo del CIN o non capire come ottenerlo. Per questo, il consigliere chiede al Comune di migliorare le informazioni sul sito internet, con spiegazioni semplici e esempi pratici.

L’idea è di avvisare prima di multare, dando tempo a chi è in buona fede di mettersi in regola. Solo dopo questa fase di «educazione” partirebbero i controlli più severi.

Perché è importante per Ravenna

Ravenna non è una città qualsiasi dal punto di vista turistico. Con i suoi mosaici bizantini riconosciuti dall’UNESCO, la città attira centinaia di migliaia di visitatori ogni anno. Molti scelgono case private o piccoli bed & breakfast invece dei grandi alberghi.

Il CIN serve quindi a proteggere sia i turisti che gli operatori onesti. I visitatori sanno di scegliere strutture sicure e regolari, mentre chi lavora rispettando le regole non subisce la concorrenza sleale di chi opera «in nero».

I controlli incrociati tra uffici

Un’altra novità proposta è la collaborazione tra diversi uffici del Comune. Lo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP), l’ufficio turismo e la Polizia Locale dovrebbero lavorare insieme, condividendo informazioni e coordinando i controlli.

Questo approccio potrebbe rendere più efficace l’individuazione delle strutture irregolari, evitando duplicazioni e sprechi di tempo.

Trasparenza totale: i controlli diventano pubblici

La richiesta più innovativa riguarda la trasparenza completa. Il Comune dovrebbe pubblicare ogni sei mesi un report con i numeri dei controlli: quante verifiche sono state fatte, quante irregolarità trovate, quante multe comminate.

Questi «bollettini» pubblici potrebbero spingere i proprietari a regolarizzarsi spontaneamente, sapendo che l’attività di controllo è costante e trasparente.

Un modello per tutta l’Italia

L’iniziativa di Ravenna potrebbe diventare un esempio per altre città turistiche italiane. Il CIN è una novità nazionale, ma ogni Comune deve organizzarsi per farlo rispettare localmente.

Il metodo proposto – informazione, controlli mirati, collaborazione tra uffici, trasparenza – potrebbe essere copiato da altre amministrazioni che si trovano ad affrontare la stessa sfida.

Cosa succede adesso

L’interpellanza del consigliere aspetta ora le risposte del sindaco e della giunta comunale. Le domande sono concrete e richiedono dati precisi: quante strutture, quanti controlli, quali risultati.

In base alle risposte, si capirà se Ravenna è pronta per questa trasformazione o se deve ancora organizzarsi meglio. Una cosa è certa: il CIN è già realtà e le strutture senza codice rischiano sanzioni pesanti ogni giorno che passa.

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