Il 9 luglio 1796, a Bologna furono messe in vendita le spoglie materiali del cosiddetto «sacco di Lugo», il violento saccheggio subito dalla città pochi giorni prima in seguito alla rivolta contro le truppe francesi.
La rivolta scoppiò a fine giugno 1796, quando la popolazione lughese si oppose alla requisizione del busto d’argento di Sant’Illaro da parte dei soldati francesi, causando una serie di scontri. Nei giorni 6 e 7 luglio si registrarono combattimenti intensi, che portarono alla presa della città da parte delle forze francesi, seguita da un saccheggio sistematico.
Le perdite umane furono rilevanti su entrambi i fronti. Secondo lo storico Alfonso Lazzari, gli insorti lughesi caduti durante la battaglia sul fiume Santerno del 6 luglio furono 17; circa venti persero la vita durante gli scontri del 7 luglio; sei furono le vittime durante il sacco stesso, per un totale di 43 morti tra la popolazione e i combattenti locali. I francesi subirono circa quaranta perdite.
Il danno economico subito da Lugo fu stimato intorno ai 300.000 scudi. La vendita degli oggetti saccheggiati dai francesi il 9 luglio rappresentò il simbolo tangibile delle conseguenze materiali della rivolta e della repressione.



