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Agostino Codazzi, da Lugo alla Cordigliera

Agostino Codazzi nacque a Lugo, nelle Romagne pontificie, nel 1793.
Quando raggiunse l’età, si arruolò nell’esercito, che all’epoca significava le forze armate napoleoniche. Era molto interessato alle materie scientifiche – disegno, calcolo, mappatura del terreno – e si specializzò in questo campo del sapere militare. Ma quella vita cominciava a stargli stretta e, terminata la ferma, si imbarcò alla volta dell’Impero Ottomano nella speranza di fare buoni affari. La nave, però, fece naufragio e Agostino si ritrovò senza un soldo. Fu costretto a tornare alla professione delle armi e trovò un ingaggio in Messico, combattendo contro gli spagnoli.

Da lì si spostò più a sud, partecipando alla nascita della “Grande Colombia”, uno Stato post-coloniale che comprendeva gli attuali Panama, Ecuador, Venezuela e Colombia, oltre ad alcune regioni del Brasile e della Guyana: una vera superpotenza, se fosse sopravvissuta, creata da Simón Bolívar.

Dopo queste vicende, Agostino cercò di “mettere la testa a posto”, tornando in Italia e acquistando una tenuta nei pressi di Massa Lombarda. Ma anche i panni del placido e benestante agricoltore gli andavano stretti. Nel 1826 lo ritroviamo infatti in Colombia, dove finalmente imboccò la sua strada. Cominciò a mappare la regione di Maracaibo (la città della canzone di Lu Colombo…) e a classificare i terreni, le piante e gli abitanti: luoghi che all’epoca erano pressoché sconosciuti.

Quando la Grande Colombia si divise in diversi Stati, Agostino si ritrovò cittadino di una nuova nazione, il Venezuela. Il presidente Páez lo incaricò di tracciare la carta geografica dell’intero Paese. Ricevette il grado di colonnello dell’esercito, sposò Araceli Fernández (avranno otto figli), esplorò il Venezuela in lungo e in largo e combatté spesso contro gruppi armati separatisti: una vita davvero piena.

Scrisse libri e atlanti di eccellente qualità, tanto da meritarsi la Legion d’Onore dalla Francia. Godeva di grande stima e fu persino nominato governatore dello Stato di Barinas. In quegli anni si discuteva dell’apertura del canale di Panama, che avrebbe reso molto più agevole la navigazione tra i due oceani. Agostino studiò la questione e arrivò a tracciare un percorso dello scavo, che sarà poi realizzato al termine della Prima guerra mondiale, molto simile a quello da lui ipotizzato.

A interrompere i suoi studi e le sue ricerche fu una nuova guerra: questa volta venne nominato generale e non poté esimersi dal partecipare. Appena il conflitto finì, tornò alle sue attività preferite, esplorando le zone andine e amazzoniche di Ecuador, Colombia e Venezuela. Da questo lavoro nacque un volume di 600 pagine, molto letto e apprezzato.

Spesso Agostino si recava di persona nei luoghi che voleva descrivere, senza limitarsi ad ascoltare i resoconti altrui. Nel 1859, durante una spedizione nelle foreste della Cordigliera colombiana, contrasse la malaria e morì, in un luogo che ancora porta il suo nome: la località di Agustín Codazzi.

Fu stabilito che le sue spoglie fossero accolte nel Pantheon Nazionale di Caracas, e venne celebrato come uno dei padri fondatori del Venezuela moderno, ma anche della Colombia. Da qui il lusinghiero epitaffio di Hombre de las Tres Patrias: Italia, Colombia e Venezuela. Nel 2001 la città venezuelana di Colonia Tovar gli ha eretto un monumento. A Lugo, in corso Mazzini, una lapide ricorda la sua casa natale.

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