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Alice Buonguerrieri (FdI): «Basta ideologie, l’Emilia-Romagna merita sicurezza e opere compiute»

Di Simone Ortolani

Dalla E45 al dissesto idrogeologico, passando per l’inchiesta Covid: la deputata di Fratelli d’Italia non risparmia critiche al modello di governo regionale e promette interventi determinati per il territorio e la verità sulla pandemia: «La Romagna tradita da un ambientalismo estremo e da anni di immobilismo».

Onorevole, dopo anni di ritardi e disagi lungo la E45, possiamo dire che con il completamento del viadotto Fornello II e delle gallerie Spagnola e Verghereto si chiude una ferita infrastrutturale a Verghereto, oppure sono ancora necessari ulteriori interventi lungo questa direttrice strategica?

«La chiusura dei cantieri al viadotto Fornello II e alle gallerie Spagnola e Verghereto è prevista entro l’estate anche grazie all’impegno del Governo Meloni e alla costante pressione per accelerare le opere pubbliche strategiche: il cantiere sul viadotto sta procedendo verso la fine, dopo aver sollecitato l’impresa appaltatrice a riallinearsi alla tabella di marcia. La chiusura di questi cantieri rappresenta sicuramente una svolta positiva e attesa da troppo tempo. Parliamo di un tratto cruciale della E45, infrastruttura vitale per i collegamenti tra Romagna, Toscana e Umbria. Grazie al Governo Meloni, questi interventi sono stati accelerati e portati a compimento, ma non possiamo fermarci qui: a settembre sarà fruibile il 96% di questa arteria essenziale ma non intendiamo lasciare indietro niente. Quest’ultimo 4% con i suoi cantieri e criticità, va affrontato con la stessa determinazione. Tante sono le criticità ereditate, tanti i cantieri aperti che procedono spesso a rilento, stiamo affrontando tutte le questioni con responsabilità, stanziando risorse e anche accelerando i lavori in corso».

Da sinistra: Galeazzo Bignami, Francesco Filini, Alice Buonguerrieri e Lucio Malan

Lei ha denunciato un approccio ideologico alla tutela ambientale che ha impedito anche semplici interventi come la rimozione di un ramo da un fiume, in un’area, come quella della Romagna, sottoposta a drammatiche e recenti alluvioni. Quali norme intende modificare il Governo per consentire una gestione pragmatica del territorio?


«La manutenzione del territorio così come la pulizia dei fiumi è di competenza regionale. I dissesti sono numerosi e su molti di questi, anche segnalati da amministratori locali, non vi è stato alcun intervento. I fiumi sono ormai oasi ecologiche adatte ad istrici e uccellini che nidificano, anziché canali idraulici. La sinistra, la stessa Elly Schlein che, oggi segretario PD, ai tempi era Vicepresidente della Regione con delega al patto sul clima, ha sacrificato la sicurezza dei cittadini sull’altare di un ambientalismo estremo di sinistra. Nella nostra Regione chi toglie un ramo da un letto del fiume rischia procedimenti penali, gli agricoltori sono considerati nemici dell’ambiente, mentre per noi sono i primi presidi. Tragedie dell’alluvione in Romagna sono figlie anche di questo approccio. Deve dunque cambiare anzitutto l’approccio regionale o meglio deve cambiare il Governo della Regione Emilia-Romagna. Il Governo Meloni ha fatto e fa la sua parte: solo per fare degli esempi, ha stanziato risorse eccezionali in tempo record per aiutare cittadini, imprese alluvionate a rialzarsi nonché per intervenire sul rischio idrogeologico, aggiungendo solo con l’ultimo provvedimento (Decreto 65) oltre 1 Miliardo a tale scopo. La sinistra ha votato contro: se non è ideologia questa non so cosa lo sia!».

Alice Buonguerrieri con alcuni militanti di Fratelli d’Italia

L’Emilia-Romagna è stata indicata come esempio negativo di consumo del suolo e casse di espansione incompiute. Ritiene che vi siano responsabilità politiche da accertare? Quali modelli amministrativi devono essere superati per una migliore gestione del territorio?

«Le responsabilità politiche ci sono e hanno un nome e cognome: Partito democratico. La sinistra governa da decenni la Regione Emilia-Romagna, bloccando opere fondamentali e lasciando i fiumi in condizioni di abbandono. Le casse di espansione previste da anni sono state in larga parte solo annunciate: delle 23 casse di espansione, ritenute necessarie dalla stessa Regione, solo 12 sono state costruite e di queste alcune ancora solo parzialmente. La Regione Emilia-Romagna è tra le regioni più cementificate in Italia e ha speso solo circa il 20% delle risorse stanziate dal Governo per interventi di contenimento del rischio idrogeologico. È evidente il fallimento di un modello amministrativo ideologico, più attento alle esigenze delle nutrie che alla sicurezza delle famiglie. Servono interventi strutturali, un coordinamento commissariale efficace e un approccio che mette al centro il territorio, non le ideologie. Serve un Governo di destra alla guida della Regione».

La Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid ha ascoltato numerosi soggetti. Può dirci quanti sono stati finora ascoltati? Cosa ha potuto accertare la Commissione fino ad ora?

«I lavori procedono speditamente, abbiamo audito già centinaia di persone, fra cui famigliari delle vittime covid e categorie rappresentative di chi è stato in prima linea a combattere contro il virus: medici, infermieri operatori sanitari, Forze dell’ordine. E poi ancora, componenti del CTS e Task force, funzionari delle Dogane della struttura commissariale. Dai lavori di commissione stanno emergendo fatti gravi. In sintesi, l’Italia non era pronta ad affrontare la pandemia, diversamente da quel che diceva l’allora Premier Giuseppe Conte, non c’era un piano pandemico aggiornato, non c’erano linee guida, non c’erano dispositivi di protezione. Ma non solo. Dalle audizioni è emerso che, nonostante i numerosi alert sul rischio di importazione di dispositivi di protezione inidonei, i controlli alle dogane sulle importazioni del commissario straordinario Arcuri sono stati abbattuti. Ciò ha determinato l’immissione in commercio di dispositivi di protezione inidonei e pericolosi per la salute che sono finiti anche negli ospedali. Dispositivi, pagati tra l’altro il triplo del prezzo di mercato, che anziché proteggere i cittadini, li hanno esposti a rischi. Danni erariali e possibili danni alla salute sui quali è doveroso fare chiarezza. E siamo solo all’accertamento della prima fase della pandemia. Proseguiremo nei lavori fino in fondo per verificare gli errori commessi al fine di evitarli in futuro, accertare le responsabilità e per restituire verità agli italiani su uno dei periodi più tristi e opachi della storia della Repubblica italiana».

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