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martedì 14 Aprile 2026
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Ancisi porta in Procura il caso Conservatorio Verdi: «Gravi violazioni nel concorso per il basso tuba»

È il consigliere comunale Alvaro Ancisi, storico leader di Lista per Ravenna, il primo a portare formalmente la vicenda davanti all’autorità giudiziaria. Con una denuncia trasmessa alla Procura della Repubblica, Ancisi chiede di accertare se nei fatti relativi al Conservatorio Verdi di Ravenna sussistano gli estremi di eventuali reati contro la pubblica amministrazione, tra cui corruzione, concorso in corruzione e omissione di atti d’ufficio.

L’iniziativa di Ancisi si innesta su un provvedimento già adottato dal ministero dell’Università: con decreto del 16 febbraio 2026, il ministro ha disposto il commissariamento dell’istituto, rimuovendo il consiglio accademico. Il decreto richiama esplicitamente l’esistenza di «gravi criticità e numerose violazioni di legge» nel concorso per il reclutamento a tempo indeterminato di un docente di basso tuba, tali da inficiare l’esito della prova selettiva.

Alla base dell’intervento ministeriale vi sarebbe un esposto firmato da dodici docenti di basso tuba in servizio presso diversi Conservatori italiani, secondo cui il bando sarebbe stato costruito attorno a un profilo così specifico da individuare di fatto un unico candidato possibile: il figlio del direttore dell’istituto. Ciò configurerebbe un conflitto di interessi strutturale e un possibile sviamento di potere, incompatibili con i principi di imparzialità e trasparenza. La fondatezza delle accuse dovrà essere accertata nelle sedi competenti.

Ancisi motiva la propria legittimazione come persona offesa richiamando il ruolo del Comune di Ravenna, che partecipa tuttora alla gestione del Conservatorio con la sede storica di via di Roma 33 e con un proprio rappresentante nel consiglio di amministrazione. In quanto pubblico ufficiale, egli richiama l’art. 331 del codice di procedura penale, che impone l’obbligo di denuncia per i reati di cui si venga a conoscenza nell’esercizio delle proprie funzioni. Il commissario ministeriale ha il compito di bloccare la procedura contestata e ripristinare il regolare funzionamento dell’istituzione, operando in raccordo con le autorità competenti.

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