La battaglia nel corso della quale Francesco Nullo perse la vita nel 1863, in Polonia, ebbe uno strascico tristissimo.
Pochi anni prima, nel 1859, il Generale Giuseppe Garibaldi si trovava dalle parti di Como: era in corso la Seconda Guerra di Indipendenza italiana, e l’Eroe comandava i Cacciatori delle Alpi, precursori degli Alpini. Gli capitò di conoscere una ragazza giovane, bella e di nobile famiglia, Giuseppina Raimondi; come era nel suo carattere, Garibaldi si innamorò subito di lei, che però reagiva in modo freddo e distaccato alla corte che le faceva.
Il Generale era nato nel 1807, Giuseppina nel 1841: li dividevano 34 anni, e a lei non bastava il clima di patriottismo che si respirava in casa per innamorarsi del Condottiero. Suo padre, il marchese Giorgio Raimondi Odescalchi, aveva militato nella Giovane Italia di Giuseppe Mazzini, e in famiglia tutti si strugggevano per la grandezza e la libertà dell’Italia. Giuseppina però si struggeva soprattutto per un bel ragazzo, Luigi Caroli, che aveva sette anni più di lei, non trentaquattro…
A tempo perso si struggeva anche per un altro combattente garibaldino, il maggiore Rovelli. Sia Caroli sia Rovelli erano inquadrati come ufficiali nei reparti comandati da Garibaldi; la marchesina Raimondi poi aveva anche fatto la staffetta partigiana, portando in giro ordini e messaggi per la Causa.
La sua parte nel Risorgimento l’aveva fatta, e non desiderava maritarsi con la Leggenda. Alla fine però fu travolta dal suo contesto e accondiscese alle nozze, che furono celebrate con rito cattolico il 24 gennaio 1860 nella chiesetta privata dei Marchesi a Fino Mornasco.
Pochi minuti dopo il sì, mentre gli sposi erano ancora sull’altare, il maggiore Rovelli consegnò a Garibaldi una lettera che lo informava della tresca in pieno svolgimento fra la sposina e il giovane Caroli. Il fatidico sì era già stato pronunciato, ma Garibaldi rivolse un insulto a Giuseppina e abbandonò la chiesa.
Non si rividero più. Il matrimonio sarà dichiarato nullo soltanto nel 1880.
Anche Rovelli era probabilmente protagonista di una storia con la ragazza, che dopo pochi mesi diede alla luce un bambino nato morto. Ma la collera di tutti i benpensanti e dei patrioti si addensò sul povero Caroli, reo di avere disputato con successo la preda al Generale, che di lì a pochi mesi sarebbe sbarcato in Sicilia, unificando quasi tutta l’Italia.
Il giovane ufficiale, circondato dal disprezzo unanime, cercò di imbarcarsi con i Volontari, ma fu respinto con sdegno. Si ritirò, amareggiato e isolato, a Bergamo; l’anno successivo cercò di intrupparsi con le Camicie Rosse che furono bloccate in Aspromonte, ma neppure lì lo vollero. Era ormai un appestato.
Nel 1863, il suo concittadino bergamasco Francesco Nullo se lo portò nella spedizione in Polonia; qui Nullo cadde in combattimento, e Luigi Caroli fu ferito e catturato dai Cosacchi dello Zar. Portato in Russia, fu condannato a morte, pena poi commutata in dodici anni di carcere duro in Siberia: nel 1865 il suo fisico cedette e morì in una remota località dell’Asia russa, come riferì tempo dopo un francese che riuscì a rimpatriare.
Giuseppina morì nel 1918, ormai vecchia; si era risposata, ma non ebbe figli.
Tutti dimenticarono Caroli, un valoroso combattente che ebbe la sola colpa di amare, riamato, una ragazza coinvolta in un gioco troppo grande. Il suo ricordo si perse fra bandiere, medaglie e fanfare.



