«Nel 2024 l’economia dell’Emilia-Romagna ha mostrato segnali di debolezza, con un incremento del PIL dello 0,4%, in linea con il Nord Est ma inferiore alla media nazionale» si legge nel rapporto annuale L’economia dell’Emilia-Romagna, presentato recentemente a Bologna dalla Banca d’Italia. Il rallentamento è stato determinato da una domanda globale incerta e da un contesto geopolitico sfavorevole.
L’industria regionale, tradizionale motore economico, ha registrato un calo della produzione e delle esportazioni, penalizzata in particolare nei comparti della meccanica e dei mezzi di trasporto. In controtendenza il settore delle costruzioni, trainato dal PNRR, e i servizi, sostenuti dal turismo.
«Il mercato del lavoro ha continuato a espandersi, superando i livelli pre-pandemici grazie alla componente maschile, ma rallenta la crescita delle assunzioni, soprattutto nell’industria». Il tasso di disoccupazione resta su valori storicamente contenuti.
Per le famiglie, redditi in ripresa grazie all’inflazione in calo e al buon andamento occupazionale, ma consumi ancora frenati dall’incertezza. Cresce il risparmio e accelera l’indebitamento, in particolare per i mutui, favoriti da tassi in discesa.
«L’Emilia-Romagna si conferma tra le regioni italiane più innovative», ma deve ancora colmare divari con l’Europa. Positivi i dati sul trasferimento tecnologico e sulla qualità della formazione scientifica.



