Il sindaco di Ravenna, Alessandro Barattoni, nel recente intervento al Consiglio comunale del 22 luglio, ha voluto chiarire che il Comune non è titolare della pubblica sicurezza, che resta di competenza statale affidata a Prefettura e forze dell’Ordine. La polizia locale, secondo il sindaco, non svolge in autonomia il controllo del territorio, ma opera sotto la supervisione delle autorità centrali. Barattoni ha sottolineato come, negli ultimi otto anni, la delinquenza e i modi in cui si commettono i crimini siano profondamente mutati, con un netto aumento dell’uso di armi da taglio e il coinvolgimento massiccio di minorenni, soprattutto nelle risse nei locali di svago.
«Serve un cambiamento normativo radicale», ha affermato, «perché le norme degli anni Novanta non rispondono più alle nuove emergenze della sicurezza urbana. Ravenna è pronta a fare la sua parte, ma non possiamo farlo da soli». Il primo cittadino ha inoltre evidenziato che gli agenti di polizia locale, pur facendo controlli sui documenti, non hanno accesso diretto alle sale operative della Questura, limitando così gli strumenti a loro disposizione rispetto alle altre forze dell’ordine.
Sul fronte tecnologico, Barattoni ha spiegato che l’uso di droni e altre tecnologie avanzate è severamente regolamentato e può avvenire solo su richiesta delle forze di polizia statali o per protezione civile. Ha precisato inoltre che il Comune non ha acquistato cani antidroga, ma ha pianificato un progetto per un’unità cinofila antidroga con un investimento di 70.700 euro in collaborazione con le altre forze dell’ordine.
L’organico della polizia locale è stato rafforzato: 14 assunzioni stagionali, con estensione del periodo di servizio oltre l’estate, e un concorso imminente per sei nuovi agenti, ai quali si aggiungono due assunti a tempo indeterminato lo scorso giugno. Barattoni ha partecipato di recente a due incontri con Prefettura e Questura, chiedendo un aumento di pattuglie, in particolare per il servizio a piedi tra le 15 e le 23 nella zona della stazione, offrendo pure la disponibilità della polizia locale come supporto.
«Chiedo lo stesso impegno a tutte le forze in campo, dal Ministro dell’Interno al Prefetto e al Questore», ha dichiarato. «Se questo non sarà sufficiente, invito a portare il problema direttamente a Roma. Il nostro territorio è vasto e le esigenze di sicurezza non si limitano ai picchi turistici». Ha poi evidenziato la necessità di modifiche legislative in ambito minorile, sulla legge Cartabia e sulla flagranza di reato.
Barattoni ha anche posto forte attenzione sulle politiche sociali e di prevenzione. «Dobbiamo rafforzare il lavoro con le politiche giovanili e i servizi sociali, intervenendo in profondità», ha detto, rimarcando l’importanza di azioni come l’unità di strada e il contrasto allo spaccio e all’uso di sostanze. «Non meno importanti sono le politiche urbanistiche finalizzate a migliorare la vivibilità di piazze, parchi e spazi pubblici, perché la visibilità degli spazi vissuti dalle persone è una forma di prevenzione efficace».
Il sindaco ha concluso con un appello forte: «Ravenna non vuole abituarsi alla violenza, non ho mai promesso miracoli, ma garantisco il massimo impegno su questo fronte, non solo per gli episodi gravi accaduti, ma per un futuro migliore delle giovani generazioni».
Infine, Barattoni ha voluto sottolineare la vicinanza del Comune alle vittime di recente, raccontando: «Ho chiamato personalmente il ragazzo colpito da una bottigliata alla stazione di Cesena, sono andato a trovare a casa una delle persone aggredite al parco di Teodorico, e ho contattato il signor Patrizi, arrivato in Italia dopo la mia visita istituzionale a Londra. Purtroppo non si è presentato all’incontro in Comune, ma dico questo per trasparenza: l’Amministrazione non farà mai mancare solidarietà ai propri cittadini, anche se i punti di vista potranno differire».



