Di Simone Ortolani
La deputata romagnola è una militante di Fratelli d’Italia fin dalla fondazione. Laureata in Psicologia del lavoro e delle organizzazioni, già consigliere comunale a Riccione, volontaria della Protezione civile, parla della sua esperienza politica dalle radici familiari all’aula di Montecitorio«Nella sede parlamentare che ho aperto a Riccione ascolto i cittadini di ogni provenienza politica»
L’avvicinamento alla Destra: eredità familiare e impegno personale
Onorevole, quando si è avvicinata alla destra? C’è stato un momento particolare?
«Mi sono avvicinata alla destra da giovanissima, in parte per via familiare: mio padre era attivo nella “destra sociale” e conosceva personalità come Almirante e Bignami. Da lui ho ereditato la passione, anche se mi consigliava di stare lontana dalla politica perché in una “regione rossa” non era consigliabile.
Ricordo che in quarta liceo mi candidai come rappresentante d’istituto, portando avanti i valori di destra che sentivo miei. Frequentavo l’ambiente del Fronte della Gioventù, pur senza iscrivermi ufficialmente; all’epoca mi interessavo anche di teatro. Seguivo già Giorgia Meloni e i ragazzi legati a quel mondo. Non è stato facile: subii molte pressioni dai professori apertamente schierati, con scontri verbali e tensioni. Alla fine, un “otto” in condotta mi precluse l’accesso a Medicina, una vera batosta. Dopo quell’esperienza, mi presi una pausa dalla politica, riflettendo all’università».
Poi cosa è successo?
«Poi Giorgia Meloni ha fondato Fratelli d’Italia, e ho sentito che era arrivato il momento di tornare. La seguivo fin da quando era ministro della Gioventù e mi sono sempre ritrovata nelle sue battaglie. Dopo la caduta di Berlusconi, ho provato un forte senso di ingiustizia, soprattutto per la delusione causata da Gianfranco Fini. Capii allora che bisognava agire. Oggi, molti amici nati tra il ’76 e il ’79, l’ultima generazione appassionata di politica, condividono questo forte desiderio di riscatto. Era un sentimento di giustizia sociale, ma anche di rivalsa: volevamo recuperare i valori della destra, sempre bistrattati. Non avevamo nulla a che fare con movimenti fascisti; eravamo nati decenni dopo la fine del fascismo. Quando ci gridavano “fascisti”, da un lato sorridevo, dall’altro aumentava la mia determinazione a mostrare che la nostra destra era nuova e diversa. Entrai in Fratelli d’Italia dopo un lungo colloquio, quasi un interrogatorio, con Gioenzo Renzi, storico consigliere comunale di Rimini».
Il modello politico di riferimento e i valori identitari
A quale modello politico vi ispiravate?
«Ci ispiravamo a una destra come quella immaginata da Almirante: una destra sociale capace di dialogo anche con l’avversario, che si confronta sul merito e non sull’odio. Nella mia esperienza, ho sempre posto il rispetto per l’avversario alla base del mio modo di fare politica, preferendo discutere sui temi e sulle motivazioni identitarie piuttosto che sulle ideologie».
Onorevole, quali sono per lei i valori identitari da difendere?
«Sono i valori fondanti della nostra società: la Nazione, la famiglia, il ruolo di padre e madre. Credo profondamente nella nostra identità cristiano-cattolica, nei valori dell’Occidente e dell’Europa, e nell’atlantismo come punto di riferimento internazionale. Non sono concetti astratti, ma riferimenti concreti alla base della convivenza civile».

L’ingresso in Parlamento e l’attività sul territorio
Come ha vissuto il suo ingresso in Parlamento nel 2022?
«È stato un momento molto forte a livello emotivo. Non avevo ruoli di primo piano, ma ho sempre operato con lealtà e coerenza, valori che credo siano stati riconosciuti. Ho sentito una grande responsabilità, tanto da decidere di aprire la prima sede parlamentare sul territorio».
Che tipo di attività svolge la sede parlamentare che ha aperto qui a Riccione?
«La sede è un punto di riferimento aperto a tutti, sia di destra che di sinistra, e accoglie cittadini anche da fuori regione. Ricevo associazioni, enti e rappresentanti di categoria. Chiunque abbia bisogno di interfacciarsi con me trova ascolto. Raccolgo le loro richieste e me ne faccio carico portandole in Parlamento».
Impegno parlamentare: frontalieri e lavoro nelle Commissioni
Onorevole, si è occupata anche della questione dei lavoratori frontalieri con San Marino?
«Sì, è un tema che seguo da tempo. Ho incontrato di recente una delegazione di lavoratori frontalieri per proseguire il lavoro e monitorare la situazione. Ho già presentato atti parlamentari e ora, in Commissione Esteri, ho maggiori strumenti per seguire la questione da vicino. La priorità riguarda le pensioni ed i frontalieri disabili; per frontalieri, cittadini italiani, è urgente attivare un tavolo interministeriale tra Italia e San Marino per definire linee guida chiare».
Fa parte anche della Commissione d’inchiesta sul Forteto, giusto?
«Sì, attualmente sono impegnata in quattro commissioni, cosa piuttosto inusuale per un deputato di maggioranza. Oltre alla Commissione d’inchiesta sul Forteto, dopo aver fatto parte della Commissione Attività Produttive, faccio parte della Commissione Cultura, della Commissione Esteri e della Commissione di Inchiesta sul Rischio Idrogeologico e Sismico come Capogruppo. In Commissione Cultura mi sono subito attivata su diversi temi, come il Festival di Santarcangelo».
Cosa ha contestato in particolare riguardo al Festival di Santarcangelo?
«Ho ritenuto necessario fare chiarezza sui finanziamenti pubblici ricevuti, soprattutto considerando contenuti che, a mio avviso, poco si legano alla qualità culturale. Il Festival si è distinto per un’impronta ideologica orientata verso una cultura woke e gender, con spettacoli che toccano la destrutturazione della famiglia, esibizioni di ballerini nudi o performance discutibili. Al di là del giudizio personale, è giusto che il Festival continui, ma è doveroso riflettere seriamente sulla qualità dei contenuti e sui criteri di assegnazione dei fondi pubblici. Forse anche gli organizzatori dovrebbero fare autocritica per capire il perché la commissione ha giudicato scadente il programma».
Cosa pensa delle critiche ricevute al taglio dei fonti al Santarcangelo Festival dal governatore dell’Emilia – Romagna Michele de Pascale e dal presidente del Pd Stefano Bonaccini?
«È normale che difendano il loro mondo e il loro elettorato, fa parte del gioco politico. Tuttavia, le loro motivazioni non reggono: c’è stato un aumento del 70% delle richieste di finanziamento negli ultimi tre anni, con molte risorse concentrate sempre sulle stesse associazioni. Questo sistema va rivisto».
Ha parlato di cultura “a senso unico”. Cosa intende?
«È semplice: nelle biblioteche comunali è difficile trovare libri di autori di destra o testi che affrontano certi temi storici da un’altra prospettiva, come quella di Renzo De Felice o di Giuseppe Parlato. Uno studente che voglia approfondire il Novecento, le foibe o le battaglie culturali della destra troverà quasi nulla. Per anni c’è stata una cultura egemonica che ha escluso le voci alternative. Ora qualcosa sta cambiando: anche nella destra, tra giovani e meno giovani, c’è la voglia di dare visibilità a tutte le voci. Non è facile, perché appena si propone qualcuno “dei nostri” scattano subito accuse di fascismo, un modo facile per zittire, ma questo approccio sta perdendo forza».
I risultati del governo Meloni e le riforme chiave
Quali sono i risultati più concreti del governo Meloni?
«C’è ancora molto da fare, ma già vediamo risultati importanti. Il primo è la credibilità internazionale: Giorgia Meloni si rapporta da pari a pari con grandi leader, portando i problemi importanti e reali per l’Italia. È una donna pragmatica per questo piace e l’ascoltano. È riuscita, ad esempio, a portare il dossier migranti sul tavolo europeo, ottenendo l’approvazione del modello Albania per la gestione dei flussi. Tuttavia, spesso dobbiamo fronteggiare una magistratura che definisco “toghe rosse”, perché ideologicamente schierata. Questo complica l’efficacia delle nostre politiche, soprattutto quando decisioni giudiziarie rilasciano criminali o impediscono la loro espulsione. È un problema serio».
Ci sono altre riforme significative che ritiene poco conosciute?
«Sì, ad esempio la legge per lo spazio. Negli anni Sessanta l’Italia era tra i leader mondiali nei programmi aerospaziali, ma poi per anni nessun governo ha creduto in questo settore. Ora, grazie al governo Meloni, stiamo tornando protagonisti, con un tessuto imprenditoriale regionale molto forte, capace di trainare la rinascita dell’aerospazio italiano. È una sfida strategica che coinvolge reti satellitari, difesa e tecnologie spaziali. Sul tema della difesa, poi, è importante chiarire che l’aumento del budget non toglie risorse alla sanità, ma serve anche per la sicurezza cibernetica, che protegge ospedali, banche e pubbliche amministrazioni. Oggi il primo attacco in una guerra moderna è quello cyber. Inoltre, stiamo lavorando per proteggere infrastrutture vitali come i cavi sottomarini e puntiamo all’indipendenza energetica, valutando anche il nucleare di nuova generazione per uso industriale».

Intelligenza artificiale, materie prime critiche e antichi mestieri
Lei si occupa anche di temi innovativi come l’intelligenza artificiale e le materie prime critiche. Ci racconta?
«Mi definisco un po’ la “nerd” del gruppo parlamentare. Sono stata relatrice sulla legge per l’intelligenza artificiale, un tema cruciale per il futuro dell’Italia. Mi occupo anche di materie prime critiche, fondamentali per la transizione energetica e digitale. Purtroppo, siamo molto dipendenti dalla Cina, mentre in Italia ci sono risorse importanti che per anni sono state inaccessibili. Oggi, grazie al nostro lavoro, si sta aprendo una nuova fase anche in questo settore».
Ha proposto una legge per il riconoscimento degli antichi mestieri artigianali. Cosa l’ha spinta?
«Mio nonno Egidio era un artista autentico: inventore, scultore, pittore. Alle sagre di paese vedo tanti artigiani straordinari, custodi di conoscenze preziose che rischiano di andare perse. La mia proposta prevede l’istituzione di una giornata nazionale dedicata agli antichi mestieri, con iniziative nelle scuole e negli spazi pubblici per valorizzare questo patrimonio vivente. L’Italia è anche tradizione, manualità e bellezza fatta a mano. Non possiamo permetterci di perdere questo tesoro».
Libertà di espressione e amministrazioni locali
Rimini e Riccione hanno vietato alcuni manifesti di Pro Vita & Famiglia. Come valuta la gestione di queste amministrazioni locali?
«In diverse città abbiamo visto sindaci che vietano manifesti informativi di associazioni come Pro Vita & Famiglia. A Riccione, ad esempio, è stato vietato un manifesto che elencava gli effetti collaterali della pillola RU486, un messaggio puramente informativo. A Rimini invece si è cercata una mediazione, accettando una precisazione sul “possibili effetti collaterali”, ma un secondo manifesto sugli effetti dell’ideologia gender nell’educazione scolastica è stato vietato sia a Riccione che a Rimini. Io credo che questo limiti la libertà di espressione. Un sindaco dovrebbe rappresentare tutti, anche chi ha idee diverse. Se un’associazione esprime pacificamente una posizione, non si può vietarla solo perché non condivisa.
Da liberale di destra, non vieterei mai un Festival come quello di Santarcangelo, anche se non mi rispecchia. Se non mi piace, non ci vado, ma non lo censuro. Lo stesso vale per un manifesto: se non piace, si risponde con un altro manifesto, non con un divieto. Purtroppo, vediamo una logica del pensiero unico: se non sei allineato, sei fuori. Il governo Meloni, al contrario, ha sempre rispettato la libertà di manifestazione, anche in casi gravi come manifesti bruciati o attacchi di odio contro la presidente Meloni. Le opposizioni dovrebbero fare uno sforzo per difendere il pluralismo culturale, senza doppi standard».
Analisi politica: Trump e gli avversari politici
Siamo a sei mesi da una possibile rielezione di Donald Trump alla Casa Bianca. Cosa rappresenta oggi Trump per la destra mondiale?
«Trump ha dimostrato, anche di recente con l’attacco all’Iran, cosa significhi davvero deterrenza. In un mondo in cui potenze come Russia, Cina e Iran si stanno armando pesantemente, Trump ha mostrato di saper mettere ordine con una sola mossa, chiara e risoluta. Ha riaffermato il ruolo dominante dell’America sullo scacchiere globale, scegliendo la fermezza anziché l’ambiguità, evitando forse scenari peggiori».
Chi considera il suo avversario politico più forte o interessante?
«Il Partito Democratico non è tutto allineato. C’è una parte moderata con cui si può collaborare su temi concreti, soprattutto in politica estera, mentre la componente filo-Schlein resta ancorata a battaglie ideologiche fuori dalla realtà. Elly Schlein, per me, è un’ottima alleata… per la nostra permanenza al governo. Finché lei guida l’opposizione, possiamo governare per altri dieci anni, dato che non riesce a fare discorsi senza leggerli. Ci sono però anche figure dell’opposizione che stimo per preparazione e competenza, ma sono poche».
E invece, chi considera il peggior politico oggi in Italia?
«Laura Boldrini. L’altro giorno, ad esempio, sembrava difendere perfino Hamas: una cosa assurda. Per come la vedo io, la Boldrini è così ideologicamente comunista e internazionalista, che se dipendesse da lei l’Italia potrebbe anche non esistere. È profondamente anti-italiana, nel senso che nega costantemente l’identità nazionale in nome di un’utopia globalista».



