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Capanni storici di Ravenna, primo round a Italia Nostra: il TAR blocca le demolizioni

Il Tribunale Amministrativo Regionale blocca l’ordinanza comunale fino al giugno 2026. In gioco la sopravvivenza di «archeologia balneare» centenaria

BOLOGNA — I capanni balneari di Ravenna, ultimi sopravvissuti di un’epoca balneare scomparsa dal resto d’Italia, hanno ottenuto una seconda possibilità. Il TAR dell’Emilia-Romagna ha accolto ieri martedì la richiesta di sospensiva presentata da Italia Nostra, bloccando l’ordinanza comunale che ne ordinava la demolizione entro il 21 dicembre. L’udienza nel merito è stata fissata per l’11 giugno 2026.

«È un risultato importante», hanno commentato i rappresentanti dell’associazione ambientalista dopo l’udienza al TAR di Bologna, dove avevano organizzato un presidio. «Ora attendiamo la discussione finale per salvare definitivamente questi beni di valore storico e paesaggistico».

Al centro della controversia ci sono alcune decine di manufatti in legno che caratterizzano il litorale ravennate da circa un secolo, descritti nel ricorso presentato dall’avvocato Giuliano Picchio come «presidi puntuali sull’arenile, motivo di formazione e conservazione delle dune e patrimonio paesaggistico, culturale ed etnoantropologico collettivo». Un esempio raro di quella che Italia Nostra definisce «archeologia balneare» in un contesto fortemente antropizzato come la riviera romagnola.

Il paradosso della vicenda emerge dalla cronologia: fino al 2020 i capanni erano regolarmente concessionati e i proprietari pagavano un canone. Poi, senza spiegazioni dettagliate secondo i ricorrenti, il Comune li ha dichiarati abusivi ordinandone la demolizione. La stessa amministrazione che qualche anno prima ne decantava la bellezza sui social media, presentandoli come «soggetti da cartolina» distintivi del paesaggio costiero.

In risposta alle proteste, il Comune ha proposto un bando per ricostruire i capanni altrove. Ma Italia Nostra contesta l’incoerenza: «Non più abusivi come nell’ordinanza di abbattimento, ma improvvisamente dannosi per l’ambiente secondo il bando. Vengono privati del contesto naturale che li rende unici».

Particolare amarezza suscita il destino di due capanni antichi in buone condizioni presso la passerella del Parco Marittimo, costruita tre anni fa con parziale sbancamento della duna sottostante. «Eppure sono i capanni storici a dover essere rimossi per presunta incompatibilità ambientale», osserva Italia Nostra, suggerendo che il vero motivo potrebbe essere un conflitto tra concessioni.

Nell’ordinanza che accoglie la sospensiva, il TAR scrive: «Rilevata la complessità delle questioni, anche di rito…», evidenziando quello che l’associazione definisce «il clamoroso ed inspiegabile iter procedurale messo in atto dal Comune di Ravenna».

Secondo Italia Nostra, questi capanni hanno contribuito alla protezione delle dune costiere, impedendo forme più invasive di sfruttamento dell’arenile. «Piccoli brandelli di poesia, tra dune e tamerici, di un tempo ormai lontano della costa ravennate», come li descrive l’associazione nel ricorso.

La sospensiva offre ora diciotto mesi per valutare se manufatti che hanno attraversato un secolo di storia costiera meritino tutela o demolizione. L’11 giugno 2026 il TAR dovrà decidere il destino di questi ultimi testimoni di un’Italia balneare scomparsa ovunque tranne che a Ravenna.

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