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Celso Cesare Moreno e il destino delle Hawaii

Nel 1969 Herbert Pagani cantava Ahi, le Hawaii, mentre negli stessi anni il grande artista Hugo Pratt componeva una delle sue opere più famose, La Ballata del Mare Salato, ambientata nell’Oceano Pacifico meridionale.

Il maggiore fra gli oceani è anche il più lontano dall’Italia, e gli italiani lo conoscevano poco, pur essendo affascinati dalle sue lontane isole. Tra i primi esploratori italiani ci furono Antonio Pigafetta con Magellano, il grande ammiraglio Alessandro Malaspina al servizio della Spagna alla fine del Settecento, e Giuseppe Garibaldi, impegnato nel commercio negli anni Cinquanta dell’Ottocento.

L’uomo che sognava l’Oceania

Celso Cesare Moreno nacque in provincia di Cuneo nel 1830, studiò a Genova e divenne comandante di navi mercantili. Navigò fino alla grande isola di Sumatra, dove conobbe il sultano di Aceh, che gli diede in sposa una delle sue figlie. Tuttavia, il destino di Moreno era ancora più lontano, verso il grande spazio oceanico.

Negli anni Settanta le isole Hawaii erano uno stato indipendente, riconosciuto da tutte le potenze dell’epoca. Nonostante il contatto con gli europei avesse provocato crisi demografiche e cambiamenti culturali, il regno manteneva un apparato statale efficiente. Le nazioni colonialiste non osavano aggredirlo: non c’era pretesto per il “fardello dell’uomo bianco” e il rischio di conflitti con altre potenze scoraggiava eventuali invasioni.

L’arrivo alle Hawaii

Moreno approdò a Honolulu, si avvicinò alla popolazione e alla famiglia reale, e intuì le potenzialità dell’arcipelago. Fondò una società di navigazione mista con investitori cinesi e avviò la posa dei cavi sottomarini che avrebbero collegato Asia e Americhe.

Subito si scontrò con gli interessi americani, che erano forti grazie alla presenza di missionari protestanti, che avevano costituito un vero e proprio partito politico – il Partito dei Missionari – rappresentando anche i ricchi piantatori bianchi. Moreno, tuttavia, conquistò la fiducia dell’élite lealista, decisa a mantenere l’indipendenza delle isole.

Nel 1880 divenne Primo Ministro del Regno delle Hawaii. Il suo mandato durò solo poche settimane: il prestigio c’era, ma il potere era nelle mani dei suoi nemici, spaventati dai suoi ambiziosi progetti, come la costituzione di una grande Nazione dei Popoli dell’Oceania, la possibilità di installare una base cinese e la gestione equilibrata di europei e americani. Moreno subì diverse aggressioni e, senza poter contare sulla protezione del Re, dovette abbandonare le isole.

La fine del regno e il destino americano

Negli anni Novanta il regno chiese di entrare sotto il protettorato degli Stati Uniti. Nel 1898, mentre gli americani invadono Cuba e Portorico e scatenano la guerra nelle Filippine, le Hawaii diventano strategicamente fondamentali, essendo sulla linea che collega California e Cina. Il loro destino era segnato: furono incorporate nel territorio degli Stati Uniti e divennero il 50° Stato nel 1959.

Gli Stati Uniti, nel Novecento, contribuirono a creare l’immaginario delle Hawaii come paradiso terrestre, un luogo esotico celebrato in letteratura e cinema. Il percorso di sacralizzazione dell’arcipelago si completò con l’attacco giapponese a Pearl Harbor nel dicembre 1941, inserendo definitivamente le isole nella mitologia americana.

Moreno negli Stati Uniti

Celso Cesare Moreno morì negli Stati Uniti nel 1901. Prima della sua morte, fu eletto deputato alla Camera dei Rappresentanti, dove riuscì a far approvare il Moreno Bill, legge a tutela dei minori immigrati e sfruttati, molti dei quali italiani.

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