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martedì 21 Aprile 2026
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Colombo (FdI) sul Santarcangelo Festival: «Soldi pubblici per spettacoli controversi dinnanzi ai bambini? Garantire la qualità, sbaglia chi parla di censura»

La parlamentare: «Proposte scadenti, basta automatismi. I fondi vadano a chi merita»

«Chi oggi grida allo scandalo farebbe meglio a farsi un’analisi di coscienza.» La frase, ben netta, arriva dalla deputata di Fratelli d’Italia Beatriz Colombo, che interviene nel dibattito sull’esclusione del Santarcangelo Festival dai maggiori finanziamenti pubblici per la cultura per il triennio 2025–2027. «Parlare di censura è semplicemente scorretto. Sono cambiati i criteri, non la libertà artistica.»

Finanziamenti pubblici alla cultura: meritocrazia e qualità al centro della nuova valutazione ministeriale
A scatenare le polemiche è stato il nuovo decreto del ministero delle Attività culturali, che ha aggiornato punteggi e graduatorie per il settore Multidisciplinare. Tra i grandi esclusi c’è il Santarcangelo Festival, simbolo della ricerca teatrale italiana. Ma Colombo è chiara: «Ogni triennio cambia la Commissione, cambiano i criteri. È normale e previsto dalla legge. Non esistono festival intoccabili».

Nel mirino gli spettacoli controversi
La deputata punta il dito contro alcuni contenuti sostenuti con fondi pubblici negli anni passati: «Ci sono stati spettacoli con un ballerino nudo che urinava in piazza davanti ai bambini, o messinscene a sfondo pro-gender ed ecosessuale. Possiamo davvero definirla cultura da finanziare con le tasse di tutti?»

«Finalmente una Commissione che legge i progetti»
Secondo Colombo, il nuovo approccio del Ministero rappresenta una svolta positiva: «È finita la pacchia dei soldi a pioggia a festival o film che nessuno vede». Oggi si valutano davvero i contenuti, sottolinea la deputata: i fondi devono andare a chi li merita, non a chi beneficia di automatismi consolidati.

Pluralismo sì, ma con qualità
A chi accusa il governo di autoritarismo culturale, Colombo risponde: «Il pluralismo non viene messo in discussione. Ma difendere la cultura significa anche garantire che essa sia capace di rinnovarsi e di dialogare con il pubblico». E sottolinea un dato: «Le domande per il triennio sono aumentate del 70%. Segno che il settore è vivo, e ora c’è più concorrenza.»

«Nessuna censura, solo meritocrazia»
«Chi oggi grida allo scandalo, in realtà farebbe meglio a farsi un’analisi di coscienza», insiste Colombo. «Occorre capire perché il festival sia stato valutato di qualità praticamente scadente».

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