Alla fine del Settecento Napoleone, come è noto, scese in Italia con l’intento di abbattere le vecchie istituzioni monarchiche e proclamare ovunque la repubblica. La repubblica più antica d’Italia era quella di Venezia, per di più da secoli alleata della Francia; eppure, il «Corso» la demolì senza troppi riguardi, cedendola poi all’Austria.
Venezia possedeva ancora il dominio delle Isole Ionie, conquistate cinque secoli prima: Corfù e le altre, tra cui Itaca — il regno di Ulisse — e Citera (o Cerigo) dove, secondo il mito, nacque dalla schiuma del mare la dea Afrodite, la Venere dei latini. Anche a Cipro, tuttavia, si rivendicava questa origine marina. Poiché l’arcipelago era geograficamente fuori portata per gli austriaci, l’Inghilterra ne approfittò per prenderne il controllo.
Corfù si trova proprio all’imbocco del Mare Adriatico e i turchi avevano tentato più volte, invano, di conquistarla. L’ultimo assalto risaliva al 1716, quando il Leone di San Marco aveva prevalso ancora una volta. Sull’isola risiedeva il comando del Provveditore Generale da Mar, guida suprema della Marina veneta. Antonio Vivaldi, entusiasta per la vittoria, compose per l’occasione l’oratorio sacro Juditha triumphans: un’opera in cui la figura biblica di Giuditta rappresentava Venezia, mentre Oloferne incarnava il despota turco. Un capolavoro della musica barocca, considerato quasi l’inno nazionale della Serenissima.
La tradizione dell’isola di Pellestrina, nella laguna veneta, tramanda che la notte del 4 agosto 1716 la Madonna apparve a un giovane pescatore, Natalino Scarpa, per annunciargli la vittoria a Corfù. Il prodigio fu accompagnato da una nevicata estiva così inconsueta da commuovere il popolo, che eresse la chiesa della Madonna della Neve in segno di ringraziamento.
I cinque secoli di dominio veneziano avevano protetto quel lembo di Grecia dall’occupazione ottomana, che si era invece estesa su tutto il resto del territorio ellenico, mantenendo vivo il sentimento di libertà e la speranza d’indipendenza. In quelle isole nacque, nel 1778, Ugo Foscolo, da padre veneziano e madre greca. Negli stessi anni videro la luce i fratelli Giovanni e Agostino Capodistria, anch’essi di origini miste, che divennero i primi presidenti della ricostituita Repubblica Greca all’inizio dell’Ottocento.
La presenza italiana nell’arcipelago ebbe però risvolti tragici nel Novecento: nel 1923 Mussolini, per ritorsione, ordinò il bombardamento di Corfù, e l’influenza italiana si concluse definitivamente nel 1943 con il tragico eccidio di Cefalonia.
Nel 1815, gli inglesi avevano istituito il protettorato degli Stati Uniti delle Isole Ionie, continuando a preservarle dalle mire turche fino al 1864. In quell’anno, con un gesto singolare, le cedettero alla Grecia, che nel frattempo si era costituita come nazione. L’arcipelago batteva una bandiera blu che affiancava l’Union Jack britannica al Leone di San Marco: la vecchia gloria e la nuova potenza l’una accanto all’altra. Le lingue ufficiali erano il greco, l’inglese e l’italiano, quest’ultimo parlato spesso con il melodioso accento goldoniano. Persino le monete coniate dal Regno Unito recavano su un lato il Leone veneziano e sull’altro la Britannia, signora dei mari.
La decisione del 1864 di «regalare» le isole alla Grecia fu suggerita da un cambiamento geopolitico: con la nascita del Regno d’Italia, la Royal Navy non aveva più la necessità di sorvegliare l’Adriatico. Sarebbe stata la Regia Marina a contrastare gli austriaci e, soprattutto, a frenare le temute infiltrazioni russe.
Uno dei governatori inglesi dell’epoca racconta che un giorno volle visitare la scogliera dell’isola di Leucade da cui, secondo la tradizione citata anche da Giacomo Leopardi, si gettò la poetessa Saffo nel VI secolo a.C., disperata per l’amore non corrisposto verso il giovane Faone. Il dignitario inglese, colto e imbevuto di studi classici, si commosse davanti alla falesia pronunciando parole di profondo cordoglio. Il rude sergente scozzese che lo accompagnava, volendo mostrare di essere informato sui fatti della colonia, si unì al dolore del superiore sostenendo di aver saputo dell’incidente e di aver conosciuto personalmente «la povera ragazza», rammaricandosi sinceramente per la sua tragica scomparsa.



