Domani, venerdì 5 settembre alle 19:30, il Palazzo della Provincia di Ravenna ospiterà la presentazione del libro Romagna selvatica ieri e oggi (Il Ponte Vecchio), firmato dallo storico e antropologo Eraldo Baldini e dal biologo Massimiliano Costa. Un viaggio di quattro secoli che racconta la biodiversità romagnola. L’iniziativa è promossa da Slow Food Ravenna.
Una storia di quattro secoli raccontata in 344 pagine ricche di fotografie e illustrazioni. «Romagna Selvatica ieri e oggi» è molto più di un libro sulla natura: è il racconto di come uomini e animali abbiano combattuto per la sopravvivenza in un territorio che oggi cerca un nuovo equilibrio.
Eraldo Baldini, storico e antropologo, insieme a Massimiliano Costa, biologo e direttore del Parco regionale del Delta del Po, hanno dedicato quattro anni di ricerche a questo progetto editoriale pubblicato da Il Ponte Vecchio. Il risultato è una mappa vivente della biodiversità romagnola che sfata molti luoghi comuni e rivela sorprese inaspettate.
Gli antichi abitanti: orsi, castori e pellicani nella Romagna del Settecento
Chi avrebbe mai immaginato che fino alla metà del Settecento in Romagna vivessero gli orsi bruni? O che castori e pellicani popolassero fiumi e zone umide, entrando in diretta competizione con l’uomo per le risorse ittiche? La ricerca di Baldini e Costa ricostruisce un ecosistema ricchissimo, dove la lontra nuotava «ovunque, nei fiumi e nelle zone umide fino agli anni Settanta del Novecento».
Questi animali non sono scomparsi per cause naturali. La pressione antropica e la trasformazione del territorio hanno progressivamente ridotto i loro habitat. La lontra, in particolare, è stata «una specie perseguitata» fino alla sua completa scomparsa dalle acque romagnole.
I sopravvissuti: cervi, martore e gatti selvatici
Non tutti hanno però ceduto alla pressione umana. Il cervo ha resistito nelle aree più impervie, così come la martora e il gatto selvatico, che «probabilmente è sempre rimasto nelle nostre pinete». Questi animali rappresentano la continuità biologica del territorio, testimoni viventi di un ecosistema che ha saputo adattarsi senza spezzarsi completamente.
La loro presenza oggi dimostra che la convivenza tra attività umane e fauna selvatica è possibile, quando si trovano gli equilibri giusti tra sviluppo e conservazione.
Le nuove colonizzazioni: fenicotteri rosa e uccelli acquatici
Il paesaggio romagnolo si sta tingendo di rosa shocking. I fenicotteri «ormai coprono di rosa gli specchi delle acque paludose», trasformando le valli in scenari quasi caraibici. Non sono i soli nuovi arrivati: molti uccelli acquatici stanno colonizzando spontaneamente le zone umide del territorio.
Queste colonizzazioni naturali dimostrano come gli interventi di riqualificazione ambientale degli ultimi decenni stiano dando risultati concreti. Le aree protette e i progetti di ripristino degli habitat hanno creato le condizioni per il ritorno di specie che sembravano perdute per sempre.
Il ritorno del cinghiale e la questione del lupo
Una delle storie più emblematiche riguarda il cinghiale, estinto in Romagna verso la metà dell’Ottocento e ricomparso negli anni Settanta del Novecento. Il legame con la tradizione locale è evidente: «Il cinghiale e il maiale domestico sono la stessa specie», ricordano gli autori, sottolineando il valore della Mora Romagnola, presidio Slow Food di straordinario valore culturale e alimentare.
Il lupo, protagonista di tante polemiche attuali, viene presentato sotto una luce diversa. «Adesso dobbiamo stare attenti al lupo? Ma no», spiegano gli autori. «Ormai è l’unico vero antagonista delle nutrie e contribuisce a non farne crescere il numero, così come in parte fa anche con i daini». Un controllo biologico naturale che potrebbe risolvere problemi più gravi della sua stessa presenza.
Gli invasori: dal granchio blu ai pesci esotici
Non tutte le novità sono però positive. Il libro documenta l’arrivo di specie aliene invasive: il siluro, la testuggine palustre dalle orecchie rosse, pesci esotici, il gambero rosso della Louisiana e «l’odiato granchio blu». Questi ultimi rappresentano «un regalo frutto dell’internazionalizzazione che viaggia nelle acque di sentina delle navi».
L’invasione del granchio blu, in particolare, sta mettendo in crisi l’economia della pesca e dell’acquacoltura locale. La sua presenza testimonia come la globalizzazione dei trasporti abbia conseguenze impreviste sugli ecosistemi locali.
Un territorio in evoluzione continua
Gli autori definiscono il loro lavoro «in continua evoluzione», conscii che la lista dei vertebrati presenti in Romagna cambia costantemente. Questa dinamicità è la caratteristica principale degli ecosistemi moderni, sottoposti a pressioni e cambiamenti sempre più rapidi.
Il libro ha ricevuto l’apprezzamento dello storico Alessandro Barbero, che ne ha riconosciuto il valore scientifico e divulgativo. «Del resto è la storia di un territorio, degli animali, ma anche degli uomini che lo abitano da sempre esercitando, spesso violentemente, quel diritto alla sopravvivenza, alla ricerca del cibo, che poi ha trovato un maggiore equilibrio».



