Il tema dell’efficienza nella realizzazione delle opere pubbliche torna al centro del dibattito amministrativo ravennate attraverso una nota del consigliere Gianfranco Spadoni (Lista per Ravenna). Oggetto dell’analisi è il nuovo plesso scolastico di Ponte Nuovo, un’opera di fondamentale importanza per la comunità, la cui conclusione, inizialmente fissata per il 31 marzo, ha subito un differimento tecnico. Grazie a una dilazione dei termini concessa a livello statale, la nuova scadenza per l’ultimazione dei lavori è ora prevista per la fine di giugno.
L’analisi di Spadoni si muove su un binario di preoccupazione costruttiva, legata soprattutto alla natura dei finanziamenti. L’intervento, del valore complessivo di oltre 9 milioni di euro, è infatti sostenuto in larga parte dai fondi del PNRR. In tale contesto, il rispetto dei cronoprogrammi non è solo un parametro di efficacia, ma un requisito essenziale per garantire la stabilità del finanziamento europeo. Nonostante la proroga sia un segnale positivo, il consigliere evidenzia come i tempi ristretti potrebbero riflettersi sulle procedure di collaudo e sulla piena fruibilità della struttura: è già ipotizzabile, infatti, che all’avvio dell’anno scolastico 2026-2027 la palestra non sia ancora ultimata.
La riflessione di Spadoni si allarga poi alla gestione complessiva dei cantieri sul territorio, citando precedenti come il ponte di Grattacoppa o il Palazzetto dello Sport, per sottolineare una tendenza al rinvio che meriterebbe una gestione più fluida. Tale dinamica comporta inevitabili riflessi logistici, come il trasferimento temporaneo degli alunni della scuola Ceci presso il plesso Gulminelli. Questo passaggio è reso necessario dal principio del «consumo di suolo pari a zero» previsto dal PNRR, che impone la demolizione dei vecchi edifici per far spazio ai nuovi, in un’ottica di rigenerazione urbana sostenibile.
In conclusione, pur ribadendo l’indubbio valore della nuova scuola per il sistema educativo locale, la nota di Spadoni invita a una riflessione sulla puntualità delle opere pubbliche. L’obiettivo auspicato è una programmazione che sappia prevenire intoppi e rallentamenti, evitando che i ritardi sistematici si traducano in potenziali oneri aggiuntivi per la collettività o in incertezze sulla rendicontazione dei fondi internazionali.



