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Emilia-Romagna, Fratelli d’Italia propone le «Culle per la Vita» in ogni ospedale

BOLOGNA – Quando la disperazione bussa alla porta della maternità, servono risposte concrete. È da questa consapevolezza che nasce la proposta di legge presentata lunedì scorso in Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna da Fratelli d’Italia: istituire le Culle per la Vita in ogni punto nascita della regione, trasformando un servizio oggi affidato al volontariato in un presidio strutturato di sanità pubblica.

L’iniziativa, promossa dal consigliere Priamo Bocchi e dalla capogruppo Marta Evangelisti, punta a fare dell’Emilia-Romagna la prima regione italiana a dotarsi di una rete organica e istituzionalizzata di dispositivi salvavita per neonati, in risposta ai drammatici fatti di cronaca che hanno scosso l’opinione pubblica, come il recente ritrovamento del corpo di un feto in un cestino del Pronto soccorso di Piacenza.

Le Culle per la Vita sono dispositivi sanitari progettati per accogliere in modo sicuro e anonimo neonati non desiderati. Sono climatizzate, sorvegliate 24 ore su 24 e collegate direttamente con il personale medico. In Emilia-Romagna ne esistono oggi solo quattro, di cui tre operative, in posizioni frammentarie e gestite da realtà del volontariato.

Il disegno di legge prevede l’installazione di almeno una culla termica in ogni ospedale con punto nascita, sotto la gestione diretta delle Aziende sanitarie locali. Il testo, articolato in otto punti, definisce requisiti strutturali uniformi, percorsi formativi obbligatori per il personale e campagne informative rivolte alla popolazione. Uno degli aspetti centrali riguarda proprio la comunicazione, perché molte donne, specialmente le più vulnerabili o di origine straniera, non conoscono il diritto al parto in anonimato già garantito dalla normativa vigente.

Evangelisti: «Una misura concreta, non solo parole»

Evangelisti, in una dichiarazione rilasciata al nostro blog Romagna Più, ha evidenziato che «questa misura rappresenta una soluzione sicura per madri e neonati, utile a prevenire tragedie che purtroppo si sono verificate anche in Emilia-Romagna». L’intento, ha spiegato, è quello di «offrire un’alternativa concreta a chi vive situazioni di abbandono o disperazione, affinché nessuna donna si senta sola o costretta a compiere gesti estremi».

Per la capogruppo di Fratelli d’Italia, la chiave è l’informazione: «Riteniamo che l’informazione sia il primo passo per costruire una rete di accoglienza capace di proteggere le persone più fragili. Non servono solo dichiarazioni di principio, ma azioni concrete». Da qui la critica all’attuale governo regionale: «La sinistra che governa da anni la nostra Regione si dimostra ancora una volta incoerente: si riempie la bocca di parole come inclusione e diritti, ma nei fatti resta assente di fronte alle reali esigenze delle donne e delle loro vulnerabilità».

Il parere positivo del mondo sanitario e il ruolo del Terzo Settore

La proposta ha già ottenuto il favore del mondo medico. La Federazione nazionale degli Ordini dei Medici e la Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere hanno espresso parere positivo. Anche il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Rocco Bellantone, ha definito il disegno di legge «una misura concreta e di civiltà».

Il Terzo Settore continuerà a giocare un ruolo fondamentale nel progetto: associazioni come Vita in una culla, CitizenGO e Pro Vita e Famiglia saranno coinvolte nella gestione e nella promozione delle strutture, garantendo il radicamento sul territorio.

Poleggi: «Salvare un neonato è salvare il mondo intero»

Un contributo autorevole alla riflessione arriva dalla professoressa Francesca Romana Poleggi, che ha sottolineato come «viviamo in una società poco inclusiva e molto discriminante. I più esclusi e discriminati sono i bambini piccoli. Non parliamo ora di quelli piccolissimi nel grembo materno a cui è disconosciuto — contro ogni evidenza scientifica — lo status di essere umano. Ma parliamo anche dei neonati. Siamo tornati ai tempi degli antichi Romani. Oggi, di fatto, non acquistano diritti se la madre non li vuole tenere: troppe volte, o per volontà della madre stessa, o per volontà di un partner abusante, il neonato non gradito finisce nel cassonetto dell’immondizia».

Da qui la necessità, secondo Poleggi, di approvare la legge: «Ben venga questa proposta del consigliere Bocchi: in ogni punto nascita sia istituita una Culla per la Vita, un luogo sicuro in cui deporre il bambino indesiderato. Questa dovrebbe essere una legge trasversale, gradita sia alla maggioranza che all’opposizione, in adempimento alla Legge 22 maggio 1978, n. 194, che “riconosce il valore sociale della maternità e assicura la protezione della vita umana sin dal suo inizio”. Non c’è destra e sinistra per una legge che consente di salvare vite umane».

Un messaggio che guarda anche alla storia: «Ricordiamo che imprenditori come Leonardo Del Vecchio, Angelo Rizzoli e Edoardo Bianchi erano Martinitt, orfanelli milanesi. Pensiamo alle centinaia, forse migliaia di persone che fanno di cognome Trovato. Gli Esposito sono 35.000 famiglie attualmente: esistono perché, secoli fa, una madre lasciò il proprio bambino in una ruota degli esposti. Chi salva un bambino, salva non solo la sua vita, ma anche quelle dei suoi discendenti e delle persone che entreranno in relazione con lui. Per questo chi salva una vita salva il mondo intero. Che l’Emilia-Romagna sia l’apripista, un esempio virtuoso di volontà di salvare il mondo».

Il progetto, se approvato, potrebbe rappresentare un modello nazionale, dimostrando che è possibile trasformare la solidarietà spontanea in una politica pubblica efficace. Un piccolo spazio protetto può fare la differenza tra la disperazione e la speranza, tra l’abbandono e l’accoglienza. Un investimento nella civiltà che si misura nella capacità di proteggere chi non ha voce.

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