5.9 C
Ravenna
venerdì 16 Gennaio 2026
spot_img
HomePoliticaEmilia-Romagna, l'affondo di Beatriz Colombo: «Tre anni di inerzia dopo l'alluvione»

Emilia-Romagna, l’affondo di Beatriz Colombo: «Tre anni di inerzia dopo l’alluvione»

BOLOGNA – A trenta mesi dalla catastrofe del maggio 2023, la polemica politica non accenna a ritirarsi. Nonostante le 15 vittime e i danni miliardari causati da un evento che riversò sul territorio sei mesi di pioggia in sole 36 ore, la sicurezza idrogeologica resta un nervo scoperto. Il nuovo allarme sollevato dalle esondazioni del settembre 2024 ha ulteriormente incrinato il rapporto tra istituzioni e cittadini, alimentando il sospetto di una prevenzione rimasta solo sulla carta.

L’atto d’accusa: «Solo propaganda»

In questo scenario si inserisce la durissima nota di Beatriz Colombo, deputata di Fratelli d’Italia e membro della Commissione d’inchiesta sul rischio idrogeologico: «Siamo a dicembre 2025 e sono trascorse inutilmente tre estati dalla prima alluvione. In qualunque altro luogo, amministratori responsabili avrebbero già messo in sicurezza il territorio e risarcito i cittadini. Qui, invece, assistiamo a un vergognoso rimpallo di responsabilità». Colombo contesta la definizione di «eccezionalità» usata per giustificare le mancanze regionali, sottolineando come le criticità fossero note da decenni. «Cosa è stato fatto davvero per prevenire? Solo congressi, pubblicazioni e propaganda», incalza la deputata, mettendo a confronto il «modello Veneto» con quella che definisce l’inadeguatezza delle giunte Bonaccini e De Pascale.

La replica dei fatti: fondi e monitoraggio

Eppure, i documenti ufficiali della Regione raccontano una mobilitazione costante, sebbene i risultati siano ancora sotto esame. Dopo il maggio 2023 è stato attivato uno stato di emergenza durato un anno, volto a mappare i movimenti franosi e a lanciare campagne di sensibilizzazione. Sul fronte economico, il punto di svolta risale al maggio 2025, con lo stanziamento governativo di un miliardo di euro destinato specificamente al recupero e alla prevenzione strutturale. Gli interventi citati dall’ente regionale spaziano dal monitoraggio satellitare al rifacimento delle reti fognarie, con un’attenzione particolare alla tenuta del bacino del Po e delle coste.

Il divario tra le regioni

Tuttavia, il confronto con il Veneto resta impietoso per l’opposizione: oltre confine, i bacini di laminazione e le opere di difesa costiera sono stati realizzati con una velocità e una coesione politica che in Emilia-Romagna sembrano mancare. Mentre la «resilienza idraulica» rimane un obiettivo sulla carta, il territorio attende ancora che i fondi e i progetti si trasformino in una protezione reale contro un’incuria che non concede più sconti.

ARTICLI CORRELATI
- Advertisment -spot_img

ULTIMI ARTICOLI