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martedì 14 Aprile 2026
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Fibrillazione atriale, l’elettroporazione con tecnologia Affera debutta in Emilia Romagna

L’ablazione della fibrillazione atriale con tecnologia Affera segna una svolta clinica in Emilia Romagna grazie al primo intervento eseguito con successo presso il Maria Cecilia Hospital di Cotignola. L’operazione è stata effettuata su un paziente di 62 anni che presentava una forma di aritmia persistente non più gestibile con la terapia farmacologica tradizionale. Questa innovazione rappresenta un salto di qualità fondamentale per il trattamento delle patologie cardiache elettriche poiché combina precisione diagnostica e sicurezza operativa in un unico sistema integrato.

Il cuore della procedura risiede nella capacità del sistema Affera di mappare l’anatomia cardiaca con una definizione millimetrica prima di procedere all’eradicazione del circuito aritmico. A differenza delle tecniche tradizionali che utilizzano il calore o il freddo estremo, l’ablazione della fibrillazione atriale con tecnologia Affera sfrutta l’elettroporazione. Questa metodica invia impulsi elettrici mirati che colpiscono selettivamente solo le cellule cardiache responsabili del malfunzionamento, preservando l’integrità dei tessuti sani circostanti e delle strutture vitali adiacenti come l’esofago e i nervi.

L’équipe guidata dal dottor Saverio Iacopino, coordinatore dell’Aritmologia a Maria Cecilia Hospital, ha portato a termine l’intervento in circa 40 minuti, ottenendo il ripristino immediato del ritmo sinusale. Il dottor Iacopino ha sottolineato come la tecnologia consenta un approccio estremamente personalizzato grazie all’uso di un catetere a punta sferica da 9 mm che agisce con una modalità punto a punto ad alta densità. Questa precisione riduce drasticamente le probabilità di recidiva nel lungo termine, offrendo una soluzione definitiva a una patologia che in Italia colpisce oltre un milione di persone.

L’adozione dell’ablazione della fibrillazione atriale con tecnologia Affera presso la struttura di GVM Care & Research conferma l’importanza dell’innovazione tecnologica nella riduzione delle complicanze gravi come l’ictus e l’insufficienza cardiaca. Il successo del primo caso clinico regionale dimostra come sia possibile coniugare l’alta specialità medica con tempi di degenza brevissimi. Il paziente ha infatti potuto riprendere le proprie attività quotidiane in tempi record, beneficiando di un immediato e decisivo miglioramento della qualità della vita dopo anni di crisi aritmiche ricorrenti.

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