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venerdì 23 Gennaio 2026
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Garibaldi, don Giovanni Verità e quell’estate ai mari che cambiò la storia

Scappava, Giuseppe Garibaldi, in quell’estate del 1849; scappava da Ravenna, dove era morta sua moglie Anita (a Mandriole, il 4 agosto). I papalini e gli austriaci volevano mettergli le mani addosso per impiccarlo: tutto era andato nel peggiore dei modi.
Bisognava raggiungere il Granducato di Toscana, più tollerante, ma non era facile: erano rimasti in due, il Generale e il suo aiutante, il Capitano Culiolo, detto Leggero.

Ravenna città, il borgo San Rocco, la campagna attorno, Coccolia, Forlì: sempre inseguiti. Molti amici li aiutavano, ma anche loro non erano al sicuro: se lo passavano fra loro come una patata bollente. Era la cosiddetta Trafila.

A Forlì i due braccati respirano: la frontiera è vicina, a Modigliana, allora in Toscana.
Si inoltrano per le vie della collina, sanno che li aspetta un prete. È don Giovanni Verità, detto don Zvanì. Era nato anche lui nel 1807, come Garibaldi, era stato ordinato sacerdote nel 1829 e l’anno successivo si era iscritto alla Giovine Italia.

I due fuggiaschi arrivano: è il 21 agosto 1849, il prete li aspetta e li accompagna verso il crinale; ormai sono al sicuro, ma bisogna fare presto.
Don Giovanni sapeva bene come muoversi: aveva l’abitudine di organizzare finte e impegnative battute di caccia sul crinale fra Romagna e Toscana per far scappare i rivoluzionari e i patrioti in fuga dalla polizia del Papa Re. Aveva addirittura partecipato a scontri armati, come quello delle Balze di Scavignano nel 1845; per fortuna, l’anno successivo il nuovo Pontefice, Pio IX, aveva concesso l’amnistia a tutte
quelle teste calde.

Altri patrioti aspettano Garibaldi sulle montagne, poi a Prato, poi verso la costa tirrenica. Lo portano dalle parti di Follonica; qui lo aspetta un barcone di Viareggio che lo sbarca a La Spezia.
Una traversata coast to coast, in quell’estate bollente…

Il prete, don Zvanì, continuò a vivere a Modigliana, e qui morì nel 1885.
Come tanti altri religiosi del basso clero, aveva dato un grande contributo al Risorgimento, consolidando nel popolo un’idea anticlericale ma non anticristiana, e scoraggiando le pulsioni più violentemente antireligiose, che pure non mancavano fra i combattenti e i pensatori di quella stagione.

A Modigliana può essere visitato un museo dedicato a questo religioso, che salvò la vita al Generale Garibaldi.

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