Domani, venerdì 19 luglio, il Finisterre Beach di Marina di Ravenna ospiterà una giornata dedicata alla musica di Claudio Baglioni. A partire dalle 18, la giornata si aprirà con la performance del musicista padovano Gianluca Amore.
La serata sarà invece dedicata al concerto di Serena Bagozzi, vocalist romana e storica collaboratrice di Baglioni, che, con la sua band, offrirà un omaggio sentito e raffinato al repertorio del grande artista, interpretandone le canzoni con energia e ricerca interpretativa.
C’è un filo che lega la musica di Claudio Baglioni a una passione profonda, a una ricerca costante di senso e bellezza. A Marina di Ravenna, questo filo si trasforma in concerto, in esperienza condivisa. Per Serena Bagozzi, la cantante che si esibirà domani con la sua band, si tratta di un punto di arrivo e, allo stesso tempo, di una nuova partenza.
«È un completamento di un’avventura già iniziata con il Comune di Ravenna», racconta, «grazie a un amico, Marco Ortolani, con cui condivido la passione per la musica di Claudio. Con lui quest’inverno siamo già stati al Mercato Coperto di Ravenna. È stata un’esperienza stupenda, in versione semiacustica: solo voce e chitarra. Abbiamo portato la musica di Claudio agli affezionati, ma anche a persone che magari non hanno troppa dimestichezza con il suo repertorio».

Ora però il suono si allarga, diventa pieno, corposo, grazie a una formazione completa:
«Portiamo la sua musica con tutti gli elementi della band: basso, batteria, chitarra, voce. Una versione molto, molto rock, perché negli anni abbiamo scavato nelle radici più energiche della sua musica. Con una voce femminile e questo atteggiamento energico, la nostra è una rilettura nuova».
Ad accompagnarla sul palco ci sono Pietro Casadei al basso, Massimo Rosari alla batteria e Daniele Lulli alla chitarra.
«Daniele ha anche un ruolo fondamentale per me, perché ha dato forma a un mio desiderio di rilettura, contaminando i brani con altri generi. Molta della grinta che oggi c’è nei nostri arrangiamenti è merito suo. Con loro affronto queste scorribande musicali, cercando di portare non solo i brani più noti, ma anche quelli meno conosciuti. Claudio ha scritto oltre 350 canzoni, molte delle quali di indubbio valore eppure poco eseguite. Mi propongo, nei concerti, di portare all’ascolto del pubblico anche queste perle. È una mia missione: non solo far cantare, ma anche far emergere gemme che meritano di uscire dall’ombra».
C’è, in questo lavoro, una forte componente di studio e riscoperta:
«Sì, abbiamo fatto un lavoro filologico. Claudio è spesso frainteso come autore esclusivamente melodico, a volte addirittura troppo. E questo toglie forza a quella parte della sua musica che invece è intensa, potente, ricca. Le sue composizioni possono essere scavate, approfondite, interpretate in tantissimi modi. La loro natura è proprio questa: un’enorme ricchezza interpretativa».

Il contributo dei musicisti è fondamentale, perché ognuno ha portato qualcosa di diverso:
«Ho sempre cercato di cogliere, nelle interpretazioni, aspetti nuovi. La versione che stiamo proponendo ora ha una linea rock molto forte, in cui emerge tutta l’energia e l’intensità già presente nelle sue composizioni. È vero che Claudio è un autore romantico e ha esplorato tantissimo il tema dell’amore, ma c’è molto altro: c’è la vita. Un vero e proprio caleidoscopio emozionale. Per questo concerto, anche perché è una festa, abbiamo puntato soprattutto sulle vibrazioni forti. Ci siamo concessi pochi momenti lenti, e molti momenti ritmati».
Il legame con Claudio Baglioni nasce per vie amicali, in modo naturale e profondo:
«Un mio carissimo amico, che frequentava il suo ristretto entourage, sapeva quanto fossi innamorata della sua musica, perché sono cresciuta con le sue canzoni. Mi ha introdotta piano piano nelle sue amicizie. Nei primi anni ero solo un’amica, e già questo per me era incredibile: avere uno scambio personale con lui, parlare di tante cose. Poi, in occasione del Capodanno del 2010 ai Fori Imperiali, Claudio ha voluto sul palco non solo collaboratori, ma anche amici. Ha chiamato questo mio amico, Filippo, che aveva una voce meravigliosa, e da lì è iniziata anche la mia collaborazione professionale con lui. Un rapporto a 360 gradi».
Essere vocalist per un artista come Baglioni significa mettersi in gioco totalmente:
«Serve grande attenzione, competenza, versatilità. Claudio è un perfezionista, ha un gusto raffinato, quindi devi usare tutta la tua sensibilità per essere sulla sua onda. Serve una preparazione solida, tante ‘ore di volo’ nella musica. Ma serve anche conoscerlo bene, per intuire i suoi desideri del momento. È una cosa bellissima: sì, si sa come iniziano i concerti, si sa cosa lui si aspetta da te… ma con lui capita anche l’imprevisto, e gestirlo diventa un’esperienza entusiasmante. C’è sempre da imparare da un artista con una carriera così lunga. È davvero un mattatore del palco».
E poi, c’è l’aspetto umano, altrettanto importante:
«Bisogna gestire bene le relazioni con i colleghi, portare rispetto per il lavoro di tutti. Questo rende l’ambiente sereno, e si lavora bene. Vale per i musicisti, per i tecnici, per tutti quelli che partecipano ai grandi eventi di Claudio».
La passione per la musica nasce fin da piccolissima, quasi per contrasto:
«I miei genitori volevano un musicista in famiglia. Sono la terza di tre figli, ma con i miei fratelli non era andata bene: non avevano questo talento. Con me non ci hanno neanche provato. Però io, già da piccola, prendevo gli strumenti messi da parte da loro e suonavo tutto ciò che sentivo: sigle dei cartoni, musica alla radio. Da lì hanno capito che forse qualcosa c’era. Amando la musica classica, mi hanno iscritta a violino. E da quel momento sono entrata nel flusso della musica. Non l’ho mai lasciata, e non potrei mai farlo».
Quando si parla di Claudio Baglioni, infine, il discorso si fa quasi civile, sociale, oltre che artistico:
«La sua arte trasmette un grande senso di coscienza di sé e responsabilità. Claudio è una persona che non va mai sopra le righe. Quando comunica emozioni e sentimenti, riesce a toccare i comuni denominatori dell’esperienza umana, sempre con garbo, in modo positivo e costruttivo. Non c’è mai una parola negativa, anche quando racconta aspetti difficili della vita. C’è rispetto, delicatezza, e sempre una speranza che si avverte tra le righe».
I suoi testi, per lei, andrebbero celebrati ben oltre i confini del pop italiano:
«Ci sono alcune sue canzoni che dovrebbero essere patrocinate per partecipare a premi importanti… anche al Nobel per la letteratura musicale. Perché riesce a fare sintesi delle cose migliori dell’essere umano. La sua musica è un canale di comunicazione universale, che unisce generazioni diverse. Non c’è distanza d’età che tenga: parla a tutti, con profondità e grazia».
Simone Ortolani



