La sezione ravennate dell’associazione critica lo spostamento del Monumento ai caduti del mare. Sotto accusa la scelta di collocare l’opera in travertino a ridosso della salsedine.
RAVENNA – Il trasferimento della statua del Marinaio, il Monumento ai caduti del mare, verso il nuovo terminal crociere di Porto Corsini, continua a sollevare forti perplessità. Attraverso una nota ufficiale, la sezione di Ravenna di Italia Nostra ha espresso profondo rammarico per quello che definisce il «triste epilogo» di un’operazione considerata «scellerata» e priva di adeguate riflessioni tecniche.
Secondo l’associazione ambientalista, lo spostamento della preziosa opera dello scultore ravennate Giannantonio Bucci non avrebbe tenuto conto delle caratteristiche materiche del manufatto. Italia Nostra evidenzia come la statua sia stata scolpita nel travertino, una pietra definita «molto porosa e sensibilissima agli agenti atmosferici aggressivi e all’aerosol di salsedine tipici dell’ambiente marino».
L’accusa mossa al Comune è quella di aver trattato un bene pubblico tutelato «al pari di un nanetto da giardino, manipolabile a piacimento», ignorando le stringenti regole del Codice dei beni culturali. Secondo la ricostruzione dell’associazione, l’opera risalirebbe al 1954 e, essendo l’artista non più vivente, ricadrebbe sotto la tutela ope legis prevista per i monumenti con più di 70 anni.
Nella nota viene riportato anche l’esito di un accesso agli atti, dal quale emergerebbe la linea difensiva del Comune di Ravenna. L’Amministrazione avrebbe sostenuto che il vincolo non sarebbe applicabile poiché l’installazione complessiva risale al 1960, ovvero meno di 70 anni fa, e che le condizioni atmosferiche della nuova collocazione sarebbero analoghe a quelle del sito precedente sul Candiani, distante 5,2 km in linea d’aria.
Argomentazioni che Italia Nostra rigetta con forza, definendole un «arrampicarsi sugli specchi». Nonostante la diffida formale presentata a suo tempo dalla sezione ravennate, l’iter è proseguito fino all’inaugurazione odierna. Per l’associazione, il bellissimo Marinaio è stato così «mandato di nuovo a morire in riva al mare», senza il supporto di un parere qualificato che ne certifichi l’idoneità alla nuova, problematica, collocazione.



