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venerdì 16 Gennaio 2026
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Il restauro de «La Pietà» di Giovanni Bellini prende il via alla Ca’ d’Oro di Venezia

Il capolavoro rinascimentale di Giovanni Bellini, noto come «Cristo morto con quattro angeli» e custodito al Museo della Città di Rimini, sta per tornare a nuova vita grazie a un importante progetto di restauro. L’intervento, possibile anche grazie al sostegno della Fondazione Venetian Heritage Onlus, prenderà il via nella seconda metà di agosto presso la Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro di Venezia, con conclusione prevista entro ottobre.

La Fondazione Venetian Heritage Onlus, cui si deve una storica attenzione verso la tutela del patrimonio artistico veneto da oltre 25 anni, ha infatti stanziato una donazione di 37.454 euro, messa a disposizione grazie all’approvazione del Comune di Rimini che ha accolto con entusiasmo la proposta di recupero del capolavoro.

Il restauro riguarda un’opera di grande valore storico e artistico, fra i gioielli custoditi nella collezione del Museo di Rimini. Dopo una campagna di indagini diagnostiche realizzate nella primavera scorsa, che hanno visto l’impiego di tecniche all’avanguardia come la riflettografia a infrarosso, la radiografia, la fluorescenza ultravioletta e l’analisi XRF, è stato possibile definire un piano di intervento dettagliato e approvato dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio.

Saranno gli esperti restauratori della società C.B.C. Conservazione Beni Culturali a condurre i lavori, avvalendosi di strumenti e competenze consolidate in numerosi altri interventi di salvaguardia delle opere d’arte.

L’assessore alla Cultura di Rimini, Michele Lari, ha sottolineato l’importanza di questa operazione: «Questo progetto non rappresenta solo un intervento tecnico, ma un’occasione di valorizzazione culturale in grado di restituire alla città e ai visitatori un tassello prezioso della nostra storia artistica. Ringraziamo la Fondazione Venetian Heritage per la sensibilità dimostrata e per il supporto in tutte le fasi del restauro. Confidiamo che, una volta terminati i lavori, l’opera possa entrare a far parte di programmi di promozione nazionali e internazionali, ampliando la conoscenza del nostro patrimonio».

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