Una relazione tecnica e un parere giuridico-storico contestano la decisione di eliminare gli alberi ottantenni. Il professor Padovani: «Cancellare un’iconografia mondiale». Ma le autorità non hanno ancora reso pubbliche le perizie.
RAVENNA – La battaglia per salvare i pini storici del Mausoleo di Galla Placidia si arricchisce di nuovi contributi scientifici e culturali che mettono in discussione la decisione di abbattimento annunciata da Curia, Comune e Soprintendenza. Dopo la relazione tecnica del dottore forestale Gian Pietro Cantiani, che certifica le buone condizioni degli alberi, arriva il parere autorevole del professor Andrea Padovani, già ordinario di Storia del diritto a Bologna e docente di diritto canonico a Venezia.
«Il minacciato abbattimento non può non destare sorpresa e grave sbigottimento», scrive Padovani nel documento inviato dalle associazioni Italia Nostra e Salviamo i pini di Lido di Savio. Le autorità motivano l’intervento con il timore che la caduta degli alberi causi danni al monumento UNESCO, ma i risultati delle perizie non sono stati resi pubblici, violando secondo i cittadini i principi di trasparenza democratica.
Il professor Padovani solleva una questione cruciale: «Da molti decenni non c’è immagine del mausoleo senza i pini che lo circondano». L’abbattimento cancellerebbe un’iconografia di diffusione mondiale, consegnando ai visitatori «un triste spettacolo di vuoto e di deserto». Le essenze sempreverdi evocano «l’attesa, la speranza religiosa della vita oltre la morte», come dovette essere nel disegno della cristiana Galla Placidia che fece costruire l’edificio attorno al 421.
«Un monumento si impone nella sua bellezza anche per l’ambiente naturale nel quale è inserito», argomenta lo studioso, citando esempi celebri: Sant’Antonio a Posillipo ha perso la sua «magica attrattiva» dopo la morte del pino; San Guido in Toscana «sarebbe nulla» senza i cipressi cantati da Carducci. Il filare ravennate rappresenta un unicum paesaggistico che accompagna la fruizione dei monumenti paleocristiani da quasi ottant’anni.
La perizia Cantiani, redatta a febbraio e rimasta mesi in attesa dopo un accesso atti senza risposta dalla Soprintendenza, conclude che gli alberi sono in salute. Italia Nostra e il gruppo cittadino hanno chiesto «soluzioni alternative non dettate unicamente dal pregiudizio», suggerendo che eventi meteorologici estremi possano essere «in qualche modo cautelabili».
Il contrasto resta irrisolto: da un lato documenti tecnici e culturali che attestano il valore degli alberi, dall’altro una decisione motivata da «gravi anomalie» mai specificate pubblicamente. Domenica 23 novembre una manifestazione partecipata ha visto l’intervento del professor Padovani, mentre le associazioni attendono risposte dall’arcivescovo Ghizzoni. La posta in gioco è il legame millenario tra Ravenna e il pino domestico, simbolo identitario minacciato da una scelta potenzialmente irreversibile.



