7.9 C
Ravenna
martedì 20 Gennaio 2026
spot_img
HomeCulturaLa nòtt d'San Pulinâr, quando partono i rondoni

La nòtt d’San Pulinâr, quando partono i rondoni

Di Simone Ortolani

«La nòtt d’San Pulinâr u s’avénia i rundôn» – così annotava nel 1922 Giuseppe Nardi (Proverbi, frasi e modi proverbiali del Ravennate), registrando una credenza popolare radicata nella cultura romagnola: la notte della festa di Sant’Apollinare, patrono di Ravenna, coinciderebbe con la partenza delle rondini per la migrazione autunnale.

La festa di Sant’Apollinare si celebra tradizionalmente il 23 luglio, una data che nella memoria collettiva ravennate segna non solo l’omaggio al protovescovo e martire, ma anche un momento di transizione nell’anno naturale. Ma cosa dice la scienza moderna sui tempi effettivi della migrazione di questi straordinari volatori?

Il calendario della migrazione

La tradizione popolare, come spesso accade, coglie un frammento di verità ma lo colloca in un contesto temporale non del tutto preciso. Il rondone comune arriva in Europa a marzo e riparte a inizio agosto, mentre le rondini, spesso confuse nel linguaggio popolare con i rondoni, hanno tempistiche leggermente diverse.

La distinzione è fondamentale: mentre i primi giorni di settembre la maggior parte delle rondini si prepara a migrare, i rondoni comuni anticipano significativamente la loro partenza. La «nòtt d’San Pulinâr» del 23 luglio si colloca dunque in una fase intermedia: i rondoni comuni hanno già iniziato o stanno per iniziare il loro esodo verso l’Africa, mentre le rondini si preparano per una partenza più tardiva.

Una precisione biologica sorprendente

Ciò che colpisce nell’osservazione popolare è la sua sostanziale accuratezza cronologica. Se avvistiamo un rondone fra agosto e novembre possiamo dire che si tratta quasi sicuramente di un rondone pallido, una specie diversa dal rondone comune la cui migrazione è posticipata. Questo significa che la tradizione ravennate aveva colto con notevole precisione il momento di svolta nel ciclo annuale di questi uccelli.

Il 23 luglio rappresenta infatti una soglia: è il momento in cui la presenza dei rondoni comuni inizia a diradarsi sensibilmente nei cieli italiani. Non è ancora l’addio definitivo, ma è l’inizio di quel processo che porterà al loro completo allontanamento dalle nostre latitudini entro agosto.

Il volo perpetuo

Dietro questa migrazione si nasconde uno dei fenomeni più straordinari del regno animale. I rondoni comuni trascorrono l’autunno e l’inverno in Africa e a fine aprile tornano in Svizzera per nidificare. Questo è l’unico momento in cui atterrano. Gli altri 9-10 mesi li trascorrono in volo. Sono letteralmente uccelli del cielo, creature che mangiano, si accoppiano e perfino dormono in volo, toccando terra solo per deporre le uova e allevare i piccoli.

La loro partenza, quindi, non è un semplice spostamento stagionale, ma il ritorno a una dimensione esistenziale puramente aerea, un nomadismo celeste che li porterà a percorrere migliaia di chilometri sopra deserti e oceani.

La saggezza dei nomi

Il dialetto romagnolo, con la sua capacità di cristallizzare osservazioni secolari, aveva dunque identificato un momento biologicamente significativo. La «notte di San Apollinare» non coincide esattamente con l’inizio della migrazione dei rondoni, ma si colloca in quella finestra temporale – tra fine luglio e inizio agosto – in cui il fenomeno diventa visibile e percepibile anche all’osservatore occasionale.

È la dimostrazione di come la cultura popolare, attraverso l’osservazione paziente e ripetuta, riesca a cogliere ritmi naturali che solo in tempi recenti l’ornitologia scientifica ha potuto confermare e spiegare. Il santo patrono di Ravenna diventa così, nella memoria collettiva, non solo il protettore spirituale della città, ma anche il testimone silenzioso di uno dei più affascinanti spettacoli della natura: l’addio estivo dei padroni del cielo.

ARTICLI CORRELATI
- Advertisment -spot_img

ULTIMI ARTICOLI