Leonid è un giovane militante del Partito Operaio Socialista Russo. Ci troviamo all’inizio del secolo scorso. Un giorno il protagonista viene avvicinato da un ingegnere, alto dirigente dello stesso partito, il quale gli confida di far parte di una società segreta in possesso delle formule per il volo spaziale. A Leonid viene proposta l’iniziazione al gruppo, e la prova per il suo ingresso sarà un viaggio su Marte.
Lui accetta, parte e, dopo due mesi di crociera nel cosmo, arriva sul pianeta, scoprendo che da secoli vi prospera una società socialista molto avanzata, che si prende cura di ogni aspetto della vita umana. I bambini, ad esempio, vengono allevati dalla collettività, e le differenze tra maschi e femmine sono quasi scomparse.
Leonid scopre che anche i suoi compagni, coloro che lo avevano contattato, sono in realtà marziani in missione sulla Terra. Scopre inoltre che Marte non è un mondo innocente: la finalità ultima di queste esplorazioni è la conquista del nostro pianeta e, secondo i marziani più estremisti, lo sterminio totale della specie umana, giudicata irrimediabile e incompatibile con un livello superiore di evoluzione.
Dopo violenze e incidenti vari, Leonid viene rispedito sulla Terra, dove viene internato in manicomio, mentre attorno a lui divampano la rivoluzione e la guerra civile. In questo caos, i marziani sono presenti e forse all’opera.
Questa è, in sintesi, la trama del romanzo La Stella Rossa, scritto nel 1906 dal medico e studioso russo Aleksandr Bogdanov, pseudonimo di Aleksandr Malinovskij, dirigente del nascente Partito Comunista russo. Lo scrittore era nato nel 1873, tre anni dopo Lenin.
Il romanzo ebbe grande diffusione e successo, anticipando alcuni temi che si ritroveranno nella letteratura e nella filmografia fantascientifica e distopica del Novecento: la scoperta quasi alchemica del segreto dei viaggi interstellari, la presenza degli alieni tra noi — nascosta, segreta ma potente, nota soltanto a una cerchia di iniziati —, l’incapacità della specie umana di evolversi da sola senza l’intervento, più o meno benevolo, di una civiltà esterna e più avanzata.
Alla “Patria Celeste”, nella quale per secoli uomini e donne avevano confidato per sanare le contraddizioni e le ferite della vita, viene sostituita una nuova “Patria socialista”: tecnologica, felice, forse già nel presente. Forse…
Il tono del romanzo, tuttavia, vira verso il malinconico. In sostanza, non solo il “primitivo” essere umano è dedito a conquiste e aggressioni, ma anche le “civiltà superiori” non si sono liberate da queste pulsioni. In ogni caso, il simbolo della Stella Rossa venne incorporato nella simbologia e nell’ideologia comunista, destinata di lì a poco a dare vita alla Rivoluzione d’Ottobre.
Non era comunque un’idea del tutto nuova: già per i Romani antichi Marte era la sede del coraggio e del dio della guerra, combattuta sempre con l’illusione di cambiare in meglio il mondo. Nei decenni, la Stella Rossa è diventata il simbolo di tutti i comunisti del mondo, e ancora oggi viene interpretata in questo modo. In Europa i rivoluzionari invocavano “Facciamo come in Russia”, mentre in Russia forse pensavano “Facciamo come su Marte”.
Lo scrittore visse anni convulsi, diviso tra impegno politico, attività culturale e professione medica: era ricercato dalla polizia politica zarista e doveva guardarsi anche dalle continue e spesso violente controversie tra rivoluzionari. A un certo punto venne a “svernare” in Italia, a Sorrento, ospite dell’amico e compagno Maksim Gorkij.
Nella Russia comunista non se la passò meglio: subì anche il carcere, poi, pare per intervento diretto di Stalin, venne liberato. Morì a Mosca nel 1928, dopo un esperimento di trasfusione di sangue su se stesso andato male. La ricerca sul sangue era stata una sua costante attività, per la quale era riconosciuto come pioniere. Alcuni pensarono che si fosse trattato di un suicidio mascherato.



