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venerdì 23 Gennaio 2026
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L’Edera a Ravenna conferma il vicesindaco

Le elezioni amministrative del maggio 2025 segnano un passaggio delicato per il Partito repubblicano italiano a Ravenna. L’Edera, simbolo della tradizione mazziniana e laica, ha visto ridursi la propria rappresentanza consiliare: da due seggi a uno. Un calo, certo, ma non un’uscita di scena: il suo segretario regionale, Eugenio Fusignani, è stato confermato vicesindaco nella nuova giunta guidata dal dem Alessandro Barattoni.
Parliamo infatti di un partito presente ininterrottamente dal 1895, falcidiato nella rappresentanza nazionale dopo la fine della Prima Repubblica, ma ancora radicato nella società romagnola, dove affonda le sue radici storiche e culturali.

Concretamente, il PRI ha ottenuto il 4,23% dei voti, pari a 2.508 preferenze. Un dato in calo rispetto al 5,2% del 2021, ma che va letto dentro un quadro più ampio: un’affluenza in netto calo (48,68% contro il 68,94% di cinque anni fa) e un crescente disinteresse per la politica locale.
«I voti non solo si contano, si pesano», avrebbe detto Enrico Cuccia. E in effetti, in un’epoca in cui l’astensionismo è il vero vincitore, mantenere una presenza visibile e riconoscibile nel consiglio comunale non è risultato scontato.


La recente visita di re Carlo III e della regina Camilla ha catturato l’immaginario cittadino, suscitando vasto interesse – perfino febbrile, a tratti –  in una città tradizionalmente repubblicana, come Ravenna. «Abbiamo fatto bene ad accoglierli, assieme al presidente della Repubblica Sergio Mattarella», ha dichiarato Giannantonio Mingozzi, storico esponente del Pri, già vicesindaco e da qualche anno presidente di TCR. Non si trattava di acclamare «Sua Maestà Britannica», fa intendere, ma di accompagnare come comunità il massimo rappresentante dello Stato nell’accogliere i sovrani in visita, in un evento obiettivamente storico per la comunità. «Queste presenze fanno bene alla vocazione turistica e internazionale di Ravenna».
Capolista alle elezioni, Mingozzi rivendica con realismo il risultato: «Non è stato un disastro, come qualcuno auspicava. Il nostro spazio c’è ancora. Siamo una presenza liberaldemocratica, laica e civica utile a questa città».


Il PRI paga, da tempo, anche un ricambio generazionale difficile: molti elettori storici sono venuti meno per ragioni anagrafiche. «La domanda di pragmatismo, equilibrio, cultura riformista è ancora viva – spiega Mingozzi –. Ad esempio nei temi legati all’industria: serve concretezza, nonideologia, come accade in alcune aree della sinistra».


Il partito guarda con interesse ai giovani, ma sa di dover lavorare sulla comunicazione. «Il nostro partito può ancora parlare se si parte dalla scuola – dice Mingozzi –. C’è un’evidente pigrizia culturale nel raccontare il Risorgimento: molti libri adottati negli istituti sono superficiali, imprecisi e a volte presentano informazioni sbagliate. Eppure, quando i ragazzi visitano luoghi simbolo come il Capanno Garibaldi o il Museo Byron, si accendono. Ho incontrato studenti curiosi e appassionati in un liceo: la nostra storia politica e culturale ha ancora tanto da dire».


In campagna elettorale, il PRI ha insistito molto sui temi economici. «Non è una solo un ‘pallino’ nostro quello dell’estrazione del gas, è una questione strategica – continua Mingozzi –. A Ravenna sono presenti grandi aziende dell’offshore, qui l’OMC porta ricerca e innovazione.
Dobbiamo saper parlare di sviluppo sostenibile con equilibrio e competenza. «Il Pri, come altri partiti, ha sofferto l’astensionismo. Ma ha anche fatto autocritica: «Parliamo troppo in politichese, usiamo linguaggi che non arrivano. Eppure il nostro messaggio ha basi
solide: non è estremista, ma coerente con la società in cui viviamo. Serve solo trovare modi nuovi per raccontarlo».

L’identità repubblicana – quella costruita sul pensiero di Mazzini, sui diritti e doveri, sull’unità come bene condiviso – può ancora parlare alle nuove generazioni. Come la pianta che la rappresenta, l’Edera ha radici profonde, cresciute tra i muri della storia e della cultura italiana. Ma deve avere la forza di crescere, adattarsi, aggrapparsi a nuovi spazi, cercando la luce anche nei passaggi più stretti.

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