Il ritorno del lupo è diventato terreno di scontro politico, anche fra alcune organizzazioni ambientaliste e l’Alleanza Verdi e Sinistra. Martedì 27 gennaio, dalle 14 alle 15, in piazza del Popolo a Ravenna si terrà un presidio pubblico, autorizzato dalla Questura, in concomitanza con la seduta del Consiglio comunale prevista alle ore 15 a Palazzo Merlato. Al centro della mobilitazione vi è la gestione della presenza del lupo italico nel territorio comunale e il ruolo assunto dall’amministrazione nel recente dibattito politico.
Il lupo (Canis lupus italicus) è una specie protetta da normative nazionali ed europee, il cui ritorno in diverse aree dell’Appennino e della pianura emiliano-romagnola è documentato da ISPRA come risultato diretto delle politiche di tutela avviate dagli anni Settanta. Il suo ruolo di predatore apicale e regolatore naturale è riconosciuto dalla comunità scientifica. Tuttavia, nel ravennate, la questione è entrata nel confronto consiliare attraverso una serie di interrogazioni su «avvistamenti di lupi e attacchi ad animali domestici», presentate anche da rappresentanti di Alleanza Verdi e Sinistra (AVS).
La scelta di porre il tema in termini emergenziali ha suscitato perplessità tra associazioni ambientaliste e realtà impegnate nella tutela della fauna, che segnalano come la comunicazione istituzionale rischi di alimentare allarmismo in assenza di dati consolidati. Secondo le statistiche ufficiali, gli episodi di aggressione all’uomo sono estremamente rari, mentre i danni al bestiame risultano prevenibili attraverso misure già previste dalle normative regionali. «Accompagnare la comparsa del lupo nei luoghi da dove era sparito con una selvaggia campagna di terrore, tanto ampia quanto povera di informazioni utili e credibili», affermano in una nota le organizzazioni animaliste. «Il nostro Comune, che vanta luoghi naturali preziosi ed estesi in cui il lupo svolge l’unica azione di riequilibrio naturale davvero efficace e dove invece vuole essere ribadito il predominio del mondo venatorio ora ridipinto nella presuntuosissima veste addirittura di “bioregolatore”, rischia di diventare il campo sperimentale di una strage inutile e dannosissima». Per converso, le stesse associazioni animaliste sono tacciate da parte di esponenti delle istituzioni di un approccio al problema troppo ideologico, senza alcuna considerazione per i problemi degli allevatori di bestiame oltreché per le paure dei cittadini e per l’incolumità dei loro animali domestici, che possono essere aggrediti dai predatori. È importante sottolineare che anche l’uomo deve adattarsi alla presenza dei lupi, evitando comportamenti inappropriati come avvicinarsi troppo o lasciare cibo incustodito, che potrebbero ridurre la naturale diffidenza degli animali. I lupi ibridi nati e cresciuti in natura generalmente mantengono un comportamento elusivo, mostrando spesso minore aggressività rispetto ai lupi puri, e gli attacchi agli esseri umani restano estremamente rari.
Il Consiglio comunale del 27 gennaio vedrà rispondere alle interrogazioni l’assessora alle Aree naturali Barbara Monti, indicata anche per la delega al Parco del Delta del Po. Alcune sue dichiarazioni pubbliche precedenti, in cui ha attribuito alle associazioni venatorie un ruolo centrale nella «gestione equilibrata dell’ambiente», sono stigmatizzate dalle organizzazioni animaliste, molto ostili al riconoscimento politico di soggetti portatori di interessi – fra cui i cacciatori – non coincidenti con la tutela integrale della fauna selvatica.
Il presidio promosso da Animal Liberation, Cruelty Free, Italia Nostra Ravenna, LAC Emilia-Romagna, LAV Bologna e OIPA Ravenna intende richiamare l’attenzione su queste contraddizioni: per queste associazioni, il rischio concreto è che il territorio ravennate diventi un laboratorio per politiche di contenimento non supportate da evidenze scientifiche.



