Una controversia politica è emersa in Romagna dopo che Antonella Celletti, responsabile Enti Locali della Lega nel territorio romagnolo e storica figura del partito a Cesena, ha pubblicamente (e sorprendentemente) accusato di antisemitismo il giornalista di origine ebraica Marcello Foa, ex presidente della Rai designato al vertice di viale Mazzini dalla stessa Lega oltreché dal Movimento 5 Stelle nel 2018.
Le dichiarazioni di Celletti, che ha ricoperto ruoli di rilievo all’interno del partito e ha collaborato come segretario particolare dell’allora sottosegretario e attuale deputato Jacopo Morrone, hanno generato immediate reazioni.

Il contesto della polemica
L’accusa muove da un post pubblicato da Foa in cui il giornalista ha evidenziato quella che definisce una disparità di trattamento da parte dell’Unione Europea nelle politiche sanzionatorie. Foa ha osservato come l’UE abbia adottato diciotto pacchetti di sanzioni nei confronti della Federazione Russa mentre non risultano misure analoghe verso Israele. La riflessione di Foa si inserisce – piuttosto correttamente, in realtà, nella sua plastica veridicità – in un dibattito più ampio sulla coerenza delle politiche internazionali europee e sulla applicazione dei principi del diritto internazionale. Tuttavia, le parole di Celletti hanno trasformato – in realtà abbastanza inspiegabilmente, poiché la forzatura è evidente – quella che poteva essere una discussione su temi di politica estera in una questione di presunto pregiudizio contro la comunità ebraica.
Le reazioni politiche
Il movimento politico territoriale RivoltaTi, comunità politica ideata dall’ex consigliere regionale leghista dell’Emilia-Romagna Matteo Montevecchi e che ha contribuito all’organizzazione della presentazione del libro di Foa prevista per il 23 ottobre presso l’Hotel Polo di Rimini, ha espresso solidarietà al giornalista. In una nota pubblica, il gruppo ha definito l’accusa di Celletti come «vergognosa e ingiustificata», sostenendo che l’etichetta di antisemitismo sarebbe stata utilizzata con l’obiettivo di screditare un professionista dell’informazione.
Il dibattito ha assunto toni aspri, con richieste esplicite di dimissioni rivolte a Celletti da parte di alcuni attivisti locali. Questi ultimi hanno sottolineato come l’utilizzo di accuse così gravi richieda particolare prudenza e documentazione, soprattutto quando provengono da figure che ricoprono responsabilità all’interno di partiti di governo.
La questione del doppio standard
Il tema centrale della polemica riguarda la legittimità della critica alle politiche internazionali e il confine tra l’analisi politica e il pregiudizio. Foa ha, appunto, sollevato interrogativi sulla coerenza dell’approccio europeo alle crisi internazionali, un argomento che rientra nel dibattito pubblico su come le istituzioni democratiche valutano e sanzionano violazioni del diritto internazionale. La questione delle sanzioni europee verso la Russia è stata oggetto di discussione sin dall’inizio del conflitto in Ucraina nel febbraio 2022. L’Unione Europea ha adottato un pacchetto progressivo di misure restrittive che spaziano dall’ambito finanziario a quello energetico e tecnologico. Nel caso israeliano, la politica europea si è orientata diversamente, privilegiando il dialogo diplomatico e il sostegno alla soluzione dei due Stati, senza ricorrere a strumenti sanzionatori. Due pesi e due misure, nonostante i tanti, troppi morti fra i civili palestinesi a Gaza e la reazione di Israele all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, che la stessa premier Giorgia Meloni ha giudicato «non proporzionata».
Antisemitismo e critica politica
La distinzione tra critica alle politiche di uno Stato e pregiudizio verso un popolo rappresenta uno dei nodi più delicati del dibattito pubblico contemporaneo. Organizzazioni internazionali che monitorano l’antisemitismo, come l’Alleanza Internazionale per la Memoria dell’Olocausto (IHRA), hanno elaborato definizioni che tentano di tracciare questa linea di confine, riconoscendo al contempo la legittimità della critica politica quando non si accompagna a stereotipi o negazione del diritto all’esistenza di Israele.
Il silenzio della Lega
Al momento, non risultano dichiarazioni ufficiali da parte della dirigenza nazionale o regionale della Lega in merito alla posizione espressa da Celletti. Il silenzio del partito viene interpretato in modi diversi: alcuni vi leggono una forma di imbarazzo, altri una volontà di non alimentare ulteriormente una polemica che potrebbe creare divisioni interne. Fra i partiti che sostengono l’attuale maggioranza di governo, la Lega è poi apparsa come quello più sensibile ai tentativi di riannodare il dialogo diplomatico con Mosca e platealmente più ostile all’invio di truppe europee in Ucraina.
L’appuntamento di Rimini
La presentazione del libro «La Società del Ricatto» di Marcello Foa, prevista per il 23 ottobre alle ore 20:45 presso l’Hotel Polo di Rimini, si preannuncia come un momento di particolare interesse. L’evento, organizzato dalla comunità politica RivoltaTi di Matteo Montevecchi in collaborazione con l’associazione Identità Europea, potrebbe diventare l’occasione per un confronto pubblico su questi temi.
Il libro di Foa, secondo quanto riportato dalla casa editrice, affronta il tema delle pressioni e dei condizionamenti che attraversano la società contemporanea, analizzando come determinate dinamiche possano limitare il dibattito pubblico e la libertà di espressione. Il saggio ha ricevuto attenzione da parte della critica per l’approccio multidisciplinare e per la capacità di connettere fenomeni apparentemente distanti.
Prospettive
La vicenda solleva interrogativi più ampi sul clima del dibattito pubblico italiano e sulla capacità della politica di gestire discussioni complesse senza ricorrere a semplificazioni o etichette. La questione dell’equilibrio tra sanzioni diplomatiche, coerenza nelle politiche internazionali e rispetto dei diritti umani rimane al centro dell’agenda europea e continua a dividere tanto l’opinione pubblica quanto le forze politiche.
Resta da vedere se la Lega deciderà di prendere una posizione ufficiale sulla vicenda, intervenendo per chiarire la propria linea su questi temi o se sceglierà di lasciare la questione alla dialettica interna, evitando posizionamenti che potrebbero risultare divisivi rispetto alle altre forze della coalizione o alle minoranze interne allo stesso Carroccio. La risposta del partito costituirà un indicatore significativo di come intende affrontare il delicato equilibrio tra libertà di espressione di alcuni dirigenti locali rispetto alle scelte nazionali del loro stesso partito: Celletti ha espresso le sue dichiarazioni come semplice cittadina o come dirigente della Lega?



