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«Nel mondo un bambino su sei colpito dalla guerra», la denuncia dell’arcivescovo Ghizzoni

CLASSE – «La pace non è un concetto astratto o un sogno irraggiungibile, ma una scelta concreta e quotidiana che inizia dentro ciascuno di noi». Le parole dell’arcivescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni, risuonano con particolare forza nella basilica di Classe, gremita per la solenne celebrazione di Sant’Apollinare, patrono della Chiesa ravennate e di tutta l’Emilia-Romagna. Presenti rappresentanze delle autorità e delle Chiese ortodosse; il prelato ha concelebrato con i vescovi di Forlì – Bertinoro e Piacenza – Bobbio.

Un messaggio che diventa ancora più significativo nel contesto delle guerre che insanguinano il mondo, dalle porte dell’Europa fino ai teatri di conflitto più lontani. «Quando la politica perde il senso del servizio, può diventare strumento di oppressione», ha denunciato il presule, richiamando la necessità di una politica intesa come «forma alta di carità».

Giovani in missione, segno di speranza

Tra i momenti più intensi della celebrazione, la consegna del mandato missionario a una trentina di giovani in partenza per Scampia e Berat. «Non cercate il successo personale, ma fate fiorire sogni e comunità», l’esortazione dell’arcivescovo riprendendo le parole di Papa Francesco. Una Chiesa che «esce, cammina e incontra», come ha sottolineato Ghizzoni, definendo la loro testimonianza «un balsamo per le ferite della democrazia».

Tre vie per costruire la pace

L’arcivescovo ha tracciato un percorso concreto articolato su tre dimensioni: la pace con se stessi, superando «collera e impazienza»; la pace con l’altro, «anche se straniero o avversario»; la pace con il creato, riscoprendo «la responsabilità verso l’ambiente come dono di Dio».

Un cammino che non riguarda solo i cristiani ma «ogni uomo e donna di buona volontà», ha precisato Ghizzoni, richiamando l’universalità del messaggio di pace contenuto nell’enciclica «Fratelli tutti» di Papa Francesco.

Il grido per i bambini vittime di guerra

Particolarmente toccante l’appello per i più piccoli: «Un bambino su sei nel mondo è colpito dalla guerra. La loro protezione è una priorità assoluta». Parole che condannano senza appello la «logica della paura come equilibrio» e la corsa agli armamenti: «Non possiamo continuare a giustificare la guerra come mezzo di difesa o di interesse economico. È un’offesa alla morale universale».

Una bussola per il cammino

Nel concludere l’omelia, monsignor Ghizzoni ha offerto una bussola spirituale citando il Benedictus: «Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio, ci visiterà un sole che sorge dall’alto per dirigere i nostri passi sulla via della pace». Un messaggio di speranza che ribadisce come la pace non sia utopia ma «progetto concreto» realizzabile attraverso «scelte politiche, educative e spirituali condivise».

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