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venerdì 23 Gennaio 2026
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Nullo non era per niente nullo…

A Ravenna esiste un piccolo quartiere denominato Nullo Baldini e una strada chiamata con lo stesso nome, che va da Piazza d’Annunzio verso il Ponte dei Martiri.

Per molti è sorprendente sapere che una persona possa chiamarsi Nullo, anche se i ravennati non ci fanno caso.

Nel 1862, a Ravenna, nacque un bambino che fu chiamato Dionigi Giovanni Baldini; la famiglia era di ardente fede mazziniana e garibaldina, e quando, l’anno dopo, morì in Polonia Francesco Nullo, ufficiale garibaldino, il padre del bimbo riuscì a cambiare il nome del piccolo in Nullo, appunto.

Francesco Nullo era nato a Bergamo nel 1826, aveva fatto parte dei Cacciatori delle Alpi di Giuseppe Garibaldi, poi era andato in Sicilia con il Generale; prima aveva arruolato un gran numero di bergamaschi nelle Camicie Rosse, così da meritare alla città lombarda l’appellativo di “Città dei Mille”.

Tornato a casa, non rimase a lungo con le mani in mano. La Polonia era stata spartita fra Russia, Prussia e Austria, e i patrioti locali chiedevano aiuto ai fratelli europei. Così Francesco partì con molti volontari, entrando di forza nella zona occupata dallo Zar.

La colonna di polacchi, francesi e italiani si scontrò con i cosacchi e Francesco morì, il 5 maggio 1863, nella località di Krzykawka.

A Ravenna, un uomo volle che suo figlio portasse il nome del caduto per la libertà dei polacchi e ottenne con fatica che al piccolo fosse imposto un nuovo nome, Nullo.

Baldini morì a Ravenna nel 1945, dopo aver lavorato per decenni per dare vita al movimento delle Cooperative; era socialista, della tendenza riformista.

Francesco Nullo fu sepolto a Olkusz, in Polonia; quando nel 1919 quella Nazione ritrovò la sua indipendenza, fu nominato Generale del ricostituito Esercito polacco, nei cui ruoli figura ancora oggi. Ogni 5 maggio, i suoi commilitoni portano una corona di fiori a Bergamo per ricordare il suo sacrificio. Anche durante gli anni della Guerra Fredda quei fiori non mancarono mai.

Nel 1927 la Regia Marina scelse il nome di Francesco Nullo per una sua fregata: la nave si trovava nel Mar Rosso, di base nella colonia Eritrea, quando il 21 ottobre 1940 fu affondata dagli inglesi.

Il comandante, Costantino Borsini, milanese, volle restare a bordo del suo vascello mentre si inabissava, dopo aver ordinato ai marinai di abbandonarlo e di raggiungere la terraferma. Il suo attendente, Vincenzo Ciaravolo, napoletano, era già in salvo sulla scialuppa quando si accorse che il suo superiore aveva deciso di restare sul ponte di comando, tornò sull’imbarcazione e aspettò la morte con Borsini. Entrambi furono ricordati con la Medaglia d’Oro, mentre quasi tutti gli altri componenti dell’equipaggio si salvarono e tornarono in Italia dopo la guerra.

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