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martedì 14 Aprile 2026
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Ospedale di Ravenna: 103° su 133 in Italia nella classifica «Newsweek 2026»

Il 25 febbraio 2026 Newsweek ha pubblicato la sua ottava edizione della Worlds Best Specialized Hospitals, che seleziona i migliori 250 ospedali tra circa 250.000 strutture nel mondo, con classifiche specifiche per 32 Paesi. Il punteggio si basa su raccomandazioni di esperti medici, parametri di qualità ospedaliera, dati sull’esperienza dei pazienti e l’indagine Statista sugli esiti riferiti dai pazienti stessi.

Tra i 12 ospedali italiani presenti nei primi 250 mondiali, il Policlinico Gemelli di Roma si colloca al 33° posto assoluto. Per l’Emilia-Romagna figurano il Sant’Orsola di Bologna (76°) e il Policlinico di Modena (198°). Nessuna struttura dell’AUSL Romagna è presente.

Nella graduatoria italiana di 133 ospedali, i nosocomi romagnoli mostrano segnali di miglioramento: il Morgagni-Pierantoni di Forlì sale al 43° posto (dal 44°), l’Infermi di Rimini al 54° (dal 58°), il Bufalini di Cesena al 74° (dall’84°). Il Santa Maria delle Croci di Ravenna scende invece dal 92° al 103°, scivolando fuori dai primi cento e confermandosi il fanalino di coda della Romagna.

Il dato si sovrappone a quanto già rilevato dall’AGENAS nel dicembre 2025: nessuna struttura della Romagna aveva raggiunto i livelli più alti nella graduatoria nazionale complessiva, pur con eccellenze settoriali a Cesena, Forlì e Rimini. Ravenna era risultata assente anche in quella sede.

Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna, non si dice sorpreso. Il suo partito aveva già denunciato in solitaria, nel programma elettorale 2025-2030, quello che definisce un vistoso declassamento dell’ospedale ravennate rispetto agli altri grandi nosocomi dell’AUSL. La diagnosi, scrive Ancisi, era precisa: «Con la creazione dell’AUSL unica di Romagna, il controllo e la programmazione sanitaria sono state centralizzate, esautorando i Comuni e i consigli comunali, ridotti a meri ratificatori di decisioni prese altrove.»

Secondo Ancisi, il nodo è strutturale: Ravenna è sede legale dell’AUSL Romagna, ma tutti i servizi, i dirigenti e le leve della programmazione sono collocati di fatto a Cesena. Un’etichetta, quella della sede legale, svuotata di ogni reale capacità di intervento. A rendere ancora più netta la disparità, la dichiarazione del direttore generale dell’AUSL Romagna Carradori, che aveva parlato di «ospedali romagnoli promossi» dopo la pubblicazione dei dati AGENAS: una affermazione che, secondo Ancisi, escludeva di fatto proprio Ravenna.

Il capogruppo di Lista per Ravenna aveva già chiesto pubblicamente al sindaco Barattoni, subentrato a de Pascale, di prendere posizione sulla questione ospedaliera. «Chiedemmo che Barattoni emettesse il primo vagito», scrive con tono tagliente. «Restiamo in trepida attesa.»

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