La fruizione del patrimonio culturale rappresenta, per le città d’arte, un delicato equilibrio tra programmazione logistica e tutela dei siti. A Ravenna, il caso del Parco Archeologico di Classe ha recentemente sollevato un dibattito politico-amministrativo in seguito alla mancata riapertura stagionale durante il periodo pasquale. La questione è giunta sui banchi del Consiglio Comunale attraverso un’interrogazione presentata da Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna, che solleva interrogativi sulla gestione del sito archeologico.
Le motivazioni tecniche della chiusura
Il Parco, che testimonia l’importanza dello scalo voluto da Ottaviano Augusto nel I secolo a.C., è rimasto precluso all’accesso libero, limitando la visita a percorsi guidati su prenotazione. Le motivazioni fornite dalla Fondazione RavennAntica riconducono la chiusura a una combinazione di fattori ambientali. Secondo le dichiarazioni della direzione, la decisione di mantenere le coperture invernali sarebbe scaturita da consultazioni con la Protezione Civile, motivate da vento e piogge che avrebbero impedito lo sfalcio dell’erba e la preparazione dei percorsi. A queste si aggiungono necessità di messa in sicurezza su strutture di competenza della Soprintendenza.
Analisi dei costi e contributi pubblici
Il question time di Ancisi pone l’accento sulla «congruità delle motivazioni meteorologiche» rispetto alla chiusura totale del sito. Il documento ispettivo analizza i dati economici della Fondazione relativi al 2024, evidenziando un patrimonio gestito di 22,231 milioni di euro a fronte di costi operativi superiori ai 3 milioni. Fondamentale risulta il sostegno pubblico a fondo perduto, che nel medesimo esercizio ha raggiunto quota 1,403 milioni di euro, di cui la quasi totalità (986.998 euro) erogata dal Comune di Ravenna.
Interrogativi sulla programmazione stagionale
L’interrogazione chiede al sindaco chiarimenti sulla data esatta di riapertura e sulla verifica delle comunicazioni della Protezione Civile, ritenute dall’opposizione preclusive in modo non proporzionale rispetto ad altre attrazioni cittadine. La questione centrale rimane la continuità della fruizione pubblica di un sito che, inaugurato nel 2015 come snodo fondamentale del Parco Archeologico, è sostenuto massicciamente da risorse della collettività e che si è presentato, alla prova della stagione primaverile, in stato di non operatività.



