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Porto Tolle, il 10 agosto 1849 Ciceruacchio e i figli venivano fucilati dagli austriaci

Angelo Brunetti nacque nell’anno 1800 a Roma. Di famiglia modesta, ricevette un’istruzione elementare e si dedicò al commercio del vino: acquistava le botti nei Castelli Romani per rivenderle in città. Persona di carattere estroverso e comunicativo, era conosciuto con il soprannome di Ciceruacchio. L’origine del nomignolo è dibattuta: alcuni lo collegano al grande oratore Cicerone, per la sua abilità nel coinvolgere le persone nei discorsi politici; altri al suo aspetto fisico robusto, che in dialetto romanesco veniva definito “Ciracchiotto”.

Negli anni quaranta dell’Ottocento Roma viveva un periodo di grande fermento politico, alimentato dalle aspettative suscitate dall’elezione di Pio IX al soglio pontificio. Angelo partecipava attivamente alle riunioni dei movimenti patriottici e liberali. Quando nel 1848-49 si aprì una frattura tra le posizioni moderate del pontefice e quelle più radicali dei rivoluzionari, la situazione politica si inasprì. Nel febbraio 1849, i repubblicani presero il controllo della città e proclamarono la Repubblica Romana. Pio IX si trasferì a Gaeta sotto la protezione del Regno delle Due Sicilie, e Ciceruacchio emerse come figura di spicco del nuovo governo. Si esprimeva solo in dialetto romanesco. Su di lui e sul figlio maggiore, Luigi, gravava il sospetto di aver ucciso Pellegrino Rossi, il Capo del Governo pontificio prima della rivoluzione, ma il popolo aveva promosso Angelo al vertice del nuovo regime. Angelo prese parte ai combattimenti in difesa della Repubblica: sparò ai francesi e loro spararono a lui.

A fine giugno 1849 la Repubblica Romana capitolò sotto la pressione delle truppe francesi. Giuseppe Garibaldi organizzò la ritirata di circa quattromila volontari, accompagnati dalla moglie Anita, nel tentativo di raggiungere Venezia per proseguire la resistenza. Angelo si unì alla colonna garibaldina. Il gruppo raggiunse il delta del Po, dove però fu intercettato dalle forze austriache. L’Impero austro-ungarico, che controllava gran parte del Nord Italia, considerava i patrioti italiani dei sovversivi e applicava severe misure repressive contro i movimenti indipendentisti.

Erano stati alcuni abitanti della zona a chiamare i soldati, dopo che i patrioti si erano rivolti a loro per avere aiuto. Il 10 agosto, a mezzanotte, a Cà Tiepolo, frazione di Porto Tolle, ne fucilarono otto: tra loro Ciceruacchio, suo figlio Lorenzo, di tredici anni (era proprio la notte di San Lorenzo…), l’altro figlio Luigi, che aveva cambiato identità perché indiziato dell’omicidio del ministro Rossi, e altri cinque, fra i quali un prete, don Stefano Ramorino.

Nessuno di coloro che erano partiti arrivò a Venezia, e gli austriaci dopo poco domarono anche la Serenissima.

Angelo rimase nel cuore del popolo a lungo, dopo la sua morte: le sue azioni erano sempre state coerenti con le sue parole, né si era sottratto alle conseguenze delle sue scelte.

Nel luogo della sua fucilazione, a Cà Tiepolo, un monumento ricorda lui e gli altri. A Cesenatico gli è intitolata una bella piazza in centro, sulla riva sud del porto canale. A Roma diversi monumenti lo ritraggono, e la strada dove visse, via Angelo Brunetti, fu dedicata al suo nome dopo l’Unità d’Italia. La si incontra tra piazza del Popolo e il Mausoleo di Augusto.

Il Municipio di San Giustino ha posto una lapide sul valico di Bocca Trabaria, fra Marche e Toscana, nella via che i fuggiaschi percorsero in quell’estate del 1849.

Nino Manfredi impersonò Ciceruacchio nel film di Luigi Magni del 1990 In nome del Popolo Sovrano.

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