Di Simone Ortolani
In mare tra le onde o in corsia d’ospedale, la missione delle Unità Cinofile guidate dal binomio uomo-cane rappresenta un’eccellenza del soccorso e della solidarietà. La sezione SICS Emilia Romagna è una realtà giovane e dinamica che da circa dieci anni presidia il territorio regionale con dedizione e professionalità. Operando orgogliosamente sotto l’egida della SICS Nazionale, guidata dal leggendario Comandante e fondatore Ferruccio Pilenga, la sezione emiliano-romagnola è il frutto di una visione lungimirante. Fu proprio Pilenga a scorgere in Fabio Benetti la passione e la competenza necessarie per affidargli una regione chiave, permettendogli di trasformare il suo sogno iniziale, condiviso con i Labrador Blu e India, in una solida istituzione che oggi conta circa 50 Unità Cinofile operative.

Sotto la guida del Presidente Benetti e della sua attuale compagna a quattro zampe, Elsa, il gruppo cresce nel solco degli insegnamenti del Comandante, unendo l’eccellenza tecnica a un profondo spirito di solidarietà. Sulle spiagge è ormai consuetudine incontrare Kru, Bruno, Lola, Mia, Nora e i tanti altri eroi pelosi che lavorano duramente per garantire la sicurezza collettiva. Ma l’impegno della SICS Emilia Romagna non finisce sulla battigia: attraverso la collaborazione con l’associazione Bimbo Tu, le Unità Cinofile portano il “Pet Visiting” nei reparti pediatrici del Sant’Orsola e del Bellaria di Bologna. Entrare in corsia significa donare leggerezza ai piccoli pazienti, dimostrando che il legame uomo-cane è una medicina potente tanto tra le onde quanto tra le mura di un ospedale. Per approfondire l’anima di questa realtà, abbiamo raccolto la testimonianza di Chiara Kru, attivista e volto della sezione.
L’eredità di Mas e la filosofia antispecista

Chiara, da dove nasce lo spirito che anima il vostro gruppo e quale filosofia guida il vostro approccio con gli animali?
«Lo spirito di Ferruccio e Mas è il nostro Nord. Quel coraggio pionieristico ci insegna che non esiste limite se c’è fiducia totale. Oggi, dopo 30 anni, quell’eredità si traduce in metodologia: siamo un’associazione antispecista, non addestriamo i cani con la coercizione, ma attraverso il gioco e la motivazione. La SICS ha trasformato un’intuizione visionaria in una realtà protocollata a livello ministeriale, ma il motore resta lo stesso: la voglia di spingersi dove l’uomo da solo non arriverebbe, mantenendo sempre quella curiosità e quell’umiltà tipiche di chi sa di dover imparare ogni giorno dal proprio cane.»
Il binomio: un ingranaggio perfetto sotto stress
Qual è la sfida più grande nel trasformare un legame domestico in un’unità operativa pronta all’emergenza?
«Un legame affettivo è spontaneo, ma un’unità cinofila operativa deve essere un ingranaggio perfetto anche sotto stress. Dobbiamo trasformare l’istinto di protezione del cane in una tecnica collaborativa. Il cane non deve solo voler salvare il padrone, deve imparare a fidarsi delle direttive del conduttore in mezzo alle onde, ai motori delle motovedette o al rumore degli elicotteri. La vera magia avviene quando il cane capisce che il soccorso è il gioco più bello del mondo da fare insieme al suo umano.»

Sicurezza e sinergia sulle spiagge regionali
In che modo la vostra presenza supporta concretamente il lavoro dei bagnini sulle coste romagnole?
«La nostra forza è la sinergia. Non sostituiamo il bagnino tradizionale, ma ne diventiamo il braccio lungo a quattro zampe. Il cane è una boa intelligente capace di trainare a riva diverse persone anche su un sup o su un gommone. Questo serve perché permette al bagnino di concentrarsi esclusivamente sulle manovre di rianimazione o sulla stabilizzazione del pericolante senza esaurire le energie nel nuoto o nel remare per il rientro.»
Prevenzione: il soccorso inizia sulla sabbia
Voi dedicate molto tempo anche alle scuole. Perché considerate la prevenzione così cruciale?
«Perché il soccorso inizia sulla sabbia, non in acqua. Un cittadino consapevole è una vita già salvata. Portare i nostri cani nelle scuole ci permette di abbattere le barriere: i bambini ascoltano il cane prima dell’istruttore. Insegniamo il rispetto del mare, le regole di sicurezza balneare e l’approccio corretto agli animali. Se riusciamo a far capire a un ragazzo perché non deve tuffarsi con la bandiera rossa, avremo fatto un intervento tanto prezioso quanto un recupero in mare aperto.»

Eccellenza tecnica e formazione continua
Cosa serve oggi per ottenere il brevetto operativo e restare ai vertici della professionalità?
«Essere all’avanguardia significa non fermarsi mai. Il brevetto richiede circa un anno e mezzo di preparazione intensa con requisiti rigorosi: idoneità fisica per il conduttore, perfetta socializzazione per il cane e prove tecniche di recupero. Per questo ci teniamo a fare corsi per l’attestato BLSD e teniamo anche molto a fare esercitazioni insieme alla Guardia Costiera, alla Croce Rossa e alle Cooperative dei Bagnini con cui abbiamo stilato un protocollo di intervento congiunto.»
L’emozione del “motore” a quattro zampe
Cosa si prova, a livello personale, nel momento esatto di un intervento di salvataggio?
«Quando sei in acqua e senti la spinta potente del tuo cane che “ingrana la marcia” per riportarvi a riva, provi un senso di gratitudine immenso. Sapere di essere l’ultima speranza per qualcuno è un onere che portiamo con orgoglio, ma la vera emozione è guardare negli occhi il tuo cane a fine intervento: lui non sa di essere un eroe, per lui hai solo condiviso un momento straordinario. Ed è proprio questa sua purezza a renderci invincibili.»



