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Ravenna blocca il transito di armi verso Israele: il sindaco rivendica la scelta in Consiglio comunale

Il primo cittadino ha confermato l’intervento che ha impedito il passaggio di due container di esplosivi dal porto adriatico, scatenando il dibattito politico sulla posizione dell’Italia nel conflitto in Medio Oriente

Il sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni ha rivendicato pubblicamente la decisione di bloccare il transito di armamenti diretti verso Israele attraverso il porto della città romagnola. L’intervento, avvenuto la scorsa settimana, ha impedito il passaggio di due container di materiale esplosivo che avrebbero dovuto transitare dal Terminal Tcr.

Durante il primo consiglio comunale successivo ai fatti, Barattoni ha spiegato le ragioni del suo intervento, sottolineando di essere stato «avvisato la sera prima da portuali coraggiosi» e di essersi mosso immediatamente per comunicare al terminal la contrarietà degli enti pubblici azionisti al carico.

Le precedenti posizioni del sindaco

Non si è trattato di un’azione isolata. Il sindaco aveva già manifestato la propria posizione in una lettera del 2 settembre indirizzata al ministro Salvini, nella quale esprimeva preoccupazione per un carico di armi diretto a Israele che sarebbe transitato a fine giugno dal porto ravennate. Nella stessa missiva, Barattoni aveva sottolineato la propria contrarietà alla prosecuzione del progetto Undersec, che vede coinvolto il Ministero della Difesa israeliano insieme all’Autorità di Sistema Portuale.

La differenza rispetto al precedente episodio, ha spiegato il sindaco, è stata la tempestività dell’informazione: «Mentre l’altra volta ero venuto a conoscenza di quanto accaduto grazie a un’inchiesta giornalistica, questa volta sono stato avvisato la sera prima».

Il riferimento alle dichiarazioni governative

Barattoni ha fondato la propria azione sulle dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ricordando che lo scorso ottobre la premier aveva sostenuto che il Governo aveva sospeso ogni nuova licenza per esportare armi verso Israele dopo l’avvio delle operazioni a Gaza. Il sindaco ha inoltre citato le parole pronunciate da Meloni al Meeting di Rimini, dove aveva affermato che «Israele è andata oltre e che ci sono troppe vittime civili».

«Io non credo che quegli esplosivi diretti a Israele fossero utili a salvare le vite dei bambini della striscia di Gaza», ha dichiarato Barattoni, aggiungendo di essere «convinto che alle posizioni che si esprimono debbano seguire i fatti».

Le reazioni e le repliche del sindaco

L’intervento ha sollevato diverse reazioni in aula, alle quali il sindaco ha risposto sottolineando che «tutto il Governo si è espresso in maniera positiva rispetto al fatto che andassero sospese le licenze dopo il 7 ottobre». Ha inoltre definito «disarmante» la dichiarazione del ministro degli Esteri Antonio Tajani, precisando che «il punto non è se quelle armi fossero o meno italiane, ma che erano destinate a un conflitto in cui organizzazioni internazionali hanno documentato il mancato rispetto dei diritti universali dell’uomo».

Barattoni ha inoltre sollevato la questione del rispetto istituzionale, denunciando la mancanza di risposta alla lettera inviata a Salvini: «È normale che si scriva al ministro relativamente al porto della città che si amministra, esprimendo forti preoccupazioni, e non si abbia una risposta?».

La posizione su Sapir e le preoccupazioni economiche

Rispondendo alle critiche mosse alla società Sapir, partecipata pubblica che gestisce parte delle operazioni portuali, il sindaco ha ribadito che «Sapir rappresenta un’eccellenza del nostro porto». Ha spiegato di aver chiesto alla società di «valutare provvedimenti giuridici qualora dovessero transitare da Tcr armamenti destinati a paesi in conflitto in cui non vengono rispettati i diritti universali dell’uomo».

Alle preoccupazioni per le ripercussioni economiche sul porto, Barattoni ha replicato ricordando che «quando alcuni anni fa sono venuti a mancare 5 milioni di tonnellate di merci tra granaglie e argille, a causa del conflitto in Ucraina, e non 40 tonnellate di armamenti, nessuno ha manifestato preoccupazione».

Una questione di coerenza politica

Il sindaco ha concluso il proprio intervento richiamando la coerenza tra dichiarazioni politiche e azioni concrete. «Se ancora oggi, dopo quasi 70mila civili uccisi, parliamo di diritto di difendersi, da parte di Israele, io penso che abbiamo un problema», ha affermato, sottolineando di aver agito «in maniera conseguente a quello che ha detto la premier, ma anche a quello che penso io e che ho sempre sostenuto con le azioni che ho messo in campo».

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