Il confine tra il dovere di assistenza verso il personale sanitario e l’opportunità politica di fronte a un’inchiesta giudiziaria è diventato il centro di una dura polemica a Ravenna. Il caso è esploso a seguito di un Question Time presentato dal consigliere Alberto Ancarani, capogruppo di Forza Italia, che ha sollevato dubbi sulla decisione dell’Ausl Romagna di attivare percorsi di supporto psicologico per l’équipe del reparto di Malattie Infettive. Il personale dell’Unità Operativa è infatti al centro di un’indagine riguardante presunti falsi certificati medici che sarebbero stati finalizzati a evitare il trasferimento di cittadini stranieri nei Centri per il Rimpatrio (CPR). Il consigliere Ancarani ha contestato l’uso di risorse pubbliche per sostenere professionisti indagati per reati quali falso ideologico e interruzione di pubblico servizio, sostenendo che tale scelta possa inviare un messaggio ambiguo e lesivo della fiducia nelle istituzioni. La richiesta avanzata è stata quella di garantire che tali fondi siano prioritariamente destinati al personale vittima di aggressioni fisiche.
La difesa dell’azienda sanitaria e il dovere di tutela dei lavoratori
La replica dell’azienda sanitaria, trasmessa ufficialmente dal direttore generale Tiziano Carradori, ha difeso fermamente la legittimità dell’intervento. L’azione viene inquadrata all’interno delle attività della struttura «Psicologia del Benessere nei Contesti Lavorativi», istituita già nel giugno 2025 per contrastare il burn-out e lo stress. Secondo l’Ausl, la tutela del personale è un valore aziendale che non può essere condizionato da procedimenti giudiziari fino a un’eventuale sentenza definitiva o interruzione del rapporto di lavoro. L’azienda ha evidenziato come l’intera équipe, composta anche da infermieri e OSS non coinvolti nell’inchiesta, stia operando in un clima di pesante pressione emotiva e mediatica. Nelle ultime settimane sono stati inoltre registrati numerosi episodi di violenza verbale da parte dell’utenza, segnali di una crescente diffidenza esterna che ha reso necessario un intervento specialistico per garantire la serenità del gruppo e la continuità dei servizi ai cittadini.
Obblighi normativi e diritto costituzionale alla cura
Dal punto di vista normativo, la dirigenza sanitaria ha richiamato gli obblighi previsti dal D.Lgs. 81/08, che impone al datore di lavoro di valutare e correggere i rischi di natura psicosociale nel contesto lavorativo. Negare quello che viene definito a tutti gli effetti un «atto sanitario» a professionisti indagati ma ancora regolarmente in servizio rappresenterebbe, secondo il direttore generale, una palese discriminazione del diritto alla cura costituzionalmente garantito. L’Ausl ha infine respinto l’ipotesi di inopportunità della spesa, sottolineando che il supporto mira a preservare l’integrità di un reparto che continua a svolgere le proprie attività assistenziali sull’intero ambito provinciale nonostante le difficoltà legali di alcuni suoi membri. La polemica resta aperta: qual è il punto di equilibrio tra la richiesta politica di una certa prudenza rispetto a comportamenti che possano essere percepiti dall’opinione pubblica come assolutori dei medici indagati prima che sia celebrato un regolare processo e la necessità tecnica di gestione del benessere organizzativo in ambito sanitario?



