Basilio Bessarione nacque a Trebisonda nel 1403 e morì a Ravenna nel 1472. Noi lo conosciamo come il Cardinale Bessarione; era greco, nato in una città antica come Roma, suddito dell’Imperatore di Bisanzio ed era cristiano ortodosso, come tutti i greci. Da giovane divenne monaco, assumendo il nome di Bessarione, in onore di un santo egiziano del IV secolo, noto anche come Padre del Deserto, perché, come altri, viveva nelle lande più inospitali del paese per elevarsi e purificarsi. Molti li chiamavano gli Stolti di Cristo… per rispetto e per dispetto.
Il nostro Bessarione fu dominato da una diversa passione, sempre cristiana: voleva riunire le due Chiese, quella di Roma e quella d’Oriente, che si detestavano e si scomunicavano a vicenda.
Bessarione sapeva che, senza un forte aiuto della cristianità romana e occidentale, l’Impero in cui era nato aveva gli anni contati: i turchi musulmani lo avevano circondato e Costantinopoli, la Seconda Roma, ormai estendeva il suo dominio solo su una regione minuscola a cavallo fra Asia ed Europa. Otto secoli prima, la sua signoria si estendeva da Ravenna, a occidente, fino al confine persiano, a oriente, comprendendo tutto il Nord Africa, i Balcani e l’Italia meridionale.
Le due Chiese erano divise da fumose e tortuose questioni teologiche, ma soprattutto dall’odio che animava i greci nei confronti degli occidentali. Nel 1204 il deep state parlava italiano, e le Repubbliche marinare della Penisola, che dovevano portare in Terrasanta i crociati accorsi per la quarta volta all’appello del Papa, li avevano impiegati per conquistare Bisanzio: era il prezzo concordato per pagarsi il viaggio; chi non era d’accordo, andasse a piedi.
I crociati saccheggiarono, commisero violenze di ogni genere e, quando se ne andarono, la splendida capitale d’Oriente era ridotta a un’ombra dell’antica grandezza. Inoltre, le potenze marinare si spartirono l’Impero, privandolo della base necessaria per andare avanti e fronteggiare i nemici. Da allora, nei greci ortodossi dilagò l’odio per i cattolici, tanto che diventò comune affermare “meglio il turbante che la Tiara”, a significare che, per loro, era preferibile finire sotto i turchi musulmani (il turbante) piuttosto che sotto gli europei cattolici (la Tiara del Papa).
Bessarione capiva la necessità per l’Impero di trovare un accomodamento con il Cattolicesimo: era l’unico modo per tentare di salvare il salvabile.
Negli anni divenne un apprezzato uomo di Chiesa e uno studioso affermato; partecipò al Concilio di Ferrara, nel 1431, e a quello di Firenze. Il Papa Eugenio IV, veneziano, lo creò cardinale nel 1439. La nomina rafforzò le sue posizioni, ma il tempo ormai volgeva al termine: mancavano 14 anni alla battaglia ultima di Costantinopoli e alla fine del Lumen Orientale, la grande avventura della Nuova Roma, iniziata millecento anni prima.
A Costantinopoli, Bessarione trovò poca simpatia da parte del clero e del popolo: ormai nessuno credeva più all’intervento europeo. Egli rientrò in Italia, portando con sé molti eruditi e studiosi greci, che diedero rinnovata energia al pensiero e alle arti del Rinascimento.
Anziano e sconfitto nei suoi sogni di unire Occidente e Oriente nella Fede, nel 1472 Bessarione obbedì al suo papa, Sisto IV, che lo inviò dal re di Francia, Luigi XI, a perorare la causa di una crociata per riconquistare Costantinopoli, caduta in mano ai turchi nel 1453. Sulla via del rientro, senza avere potuto concludere nulla, il Cardinale si ammalò e volle fermarsi dal suo caro amico, Antonio Dandolo, governatore veneziano di Ravenna, e qui morì. La sua salma fu poi traslata a Roma, nella Basilica dei Santi XII Apostoli, dove fu allestita la Cappella Bessarione, recante alcuni affreschi attribuiti a Melozzo da Forlì: un altro legame fra la Romagna e questo grande Cardinale.



