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martedì 14 Aprile 2026
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Ravenna, il Consiglio comunale si spacca sui diritti in Iran: bocciata la mozione di solidarietà al popolo iraniano

Nella seduta del 24 marzo, il Consiglio comunale di Ravenna è stato teatro di una frattura istituzionale destinata a far discutere. Con 15 voti contrari della maggioranza (PD, Movimento 5 Stelle, Ama Ravenna e Alleanza Verdi Sinistra) e l’astensione del PRI, è stato respinto l’ordine del giorno volto a esprimere solidarietà al popolo iraniano e a condannare la repressione del regime teocratico. Il documento, emendato e sintetizzato durante il dibattito su proposta di Alvaro Ancisi (Lista per Ravenna), ha raccolto il voto favorevole compatto delle opposizioni (Fratelli d’Italia, Lista per Ravenna, Forza Italia e La Pigna).

L’istanza bocciata non conteneva rivendicazioni geopolitiche complesse, bensì un appello umanitario fondato sulla difesa della libertà e dei diritti civili. In particolare, l’ordine del giorno chiedeva l’impegno del Sindaco e della Giunta a sollecitare presso il Governo e il Parlamento Europeo iniziative diplomatiche per sostenere la causa del popolo iraniano, chiedendo con fermezza la rinuncia alla pena di morte come strumento di repressione e la sospensione dei processi sommari contro i manifestanti.

Sul piano dei valori, il documento esprimeva vicinanza alle donne iraniane nella loro lotta per l’autodeterminazione, denunciando ogni forma di discriminazione fondata sul sesso o sulla religione. Proprio questo punto ha generato il più profondo rammarico tra i banchi della minoranza: la bocciatura di un testo che riafferma diritti universali appare come un «boomerang» politico per una maggioranza che ha fatto della tutela dei diritti civili una propria bandiera identitaria.

La decisione dell’aula solleva interrogativi che superano i confini del dibattito consiliare. Le opposizioni, attraverso una nota congiunta dei capigruppo Ancisi, Grandi, Ancarani e Verlicchi, hanno espresso forte amarezza, chiamando in causa indirettamente il mondo dell’associazionismo locale, come la Casa delle donne e Linea Rosa, per una riflessione su un voto che sembra contraddire le storiche battaglie della città per la dignità e la libertà dei popoli oppressi.

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