Il dibattito si accende dopo l’incidente del 25 agosto. I consiglieri di Fratelli d’Italia chiedono controlli mirati, ma la questione tocca il sostentamento di migliaia di lavoratori del delivery
La questione delle biciclette elettriche non conformi alle normative vigenti è emersa prepotentemente nel dibattito politico ravennate dopo l’incidente del 25 agosto scorso in via Maggiore, quando un anziano di 79 anni è rimasto gravemente ferito nell’impatto con una bicicletta elettrica utilizzata da un corriere per le consegne.
I consiglieri comunali Falco Caponegro e Patrizia Zaffagnini di Fratelli d’Italia hanno presentato un’interrogazione formale per chiedere chiarimenti all’Amministrazione comunale e alla Polizia Locale sui controlli relativi a questi mezzi che circolano quotidianamente nel centro storico della città romagnola.
Le norme esistenti e la realtà delle strade
La normativa italiana stabilisce parametri precisi per le biciclette a pedalata assistita: il motore non può superare i 250 watt di potenza, deve attivarsi esclusivamente durante la pedalata e la velocità massima consentita è di 25 chilometri orari. Qualsiasi mezzo che non rispetti questi criteri viene classificato come ciclomotore e deve essere immatricolato, assicurato e guidato indossando il casco protettivo.
Tuttavia, secondo le osservazioni dei consiglieri di opposizione, attraversando il centro storico ravennate «è sotto gli occhi di tutti la presenza di mezzi che accelerano senza pedalata e sfrecciano a velocità pericolose tra i pedoni». Questa discrepanza tra normativa e prassi quotidiana solleva interrogativi sulla sicurezza urbana e sull’efficacia dei controlli.
Il dilemma occupazionale
La questione assume particolare delicatezza considerando che per molti lavoratori del settore delivery la bicicletta elettrica rappresenta uno strumento di lavoro indispensabile e spesso l’unica fonte di reddito. I cosiddetti rider dipendono da questi mezzi per svolgere la propria attività lavorativa, creando un conflitto tra esigenze di sicurezza pubblica e necessità economiche individuali.
«La riflessione alla base di questa iniziativa non è stata semplice», hanno dichiarato i consiglieri, riconoscendo apertamente la complessità della situazione. «Siamo perfettamente consapevoli che per molti lavoratori dei servizi di consegna la bicicletta elettrica è uno strumento di lavoro indispensabile».
Le richieste specifiche al Comune
L’interrogazione presentata richiede informazioni dettagliate su diversi aspetti della gestione comunale del fenomeno. I consiglieri hanno chiesto se la Polizia Locale abbia già avviato controlli specifici sui mezzi circolanti, quanti veicoli irregolari siano stati sanzionati o sequestrati e se sia in programma una campagna straordinaria di verifiche.
Particolarmente significativa è la proposta di istituire un tavolo di confronto con le piattaforme di delivery e le associazioni di categoria per condividere regole e responsabilità, suggerendo un approccio collaborativo piuttosto che meramente punitivo.
Sicurezza pubblica versus diritto al lavoro
Il caso ravennate riflette una problematica nazionale che interessa numerose città italiane dove il boom del food delivery ha moltiplicato la presenza di biciclette elettriche sulle strade urbane. La crescita esponenziale di questo settore, accelerata durante la pandemia, ha portato con sé nuove sfide di regolamentazione e controllo.
L’incidente del 25 agosto ha evidenziato i possibili rischi per la popolazione più vulnerabile, in particolare anziani e pedoni, quando mezzi non conformi circolano in aree ad alta densità pedonale come i centri storici.
Prospettive di intervento
«Non vogliamo criminalizzare i lavoratori, ma tutelarli insieme ai cittadini», hanno precisato Caponegro e Zaffagnini, delineando un approccio che mira a coniugare tutela del lavoro e sicurezza pubblica. La loro proposta di coinvolgere direttamente le aziende del settore e le rappresentanze sindacali suggerisce la ricerca di soluzioni condivise.
L’amministrazione comunale di Ravenna si trova ora chiamata a rispondere sui controlli effettuati e sulle strategie future, in un contesto dove la mobilità sostenibile deve necessariamente confrontarsi con le norme di sicurezza e le esigenze occupazionali di un settore in continua espansione.
La questione solleva interrogativi più ampi sulla capacità delle normative attuali di adeguarsi alle trasformazioni del mercato del lavoro e della mobilità urbana, richiedendo probabilmente un ripensamento complessivo delle regole e dei controlli nel settore della micromobilità elettrica.



