RAVENNA – Il cantiere del nuovo Palazzetto delle Arti e dello Sport di Ravenna si ferma ancora. La seconda prova di carico eseguita il 5 agosto su una delle travi di copertura è stata interrotta all’86% del carico per «improvvise e forti deformazioni», costringendo l’amministrazione comunale a bloccare l’area e disporre verifiche strutturali supplementari.
L’ennesima battuta d’arresto
La notizia rappresenta l’ultimo capitolo di una saga iniziata anni fa. Il Palazzetto, destinato a diventare un punto di riferimento per lo sport e la cultura ravennate, accumula ormai oltre cinque anni di ritardo rispetto ai tempi inizialmente previsti. Ma non è solo una questione di tempistiche: anche i costi sono lievitati in modo esponenziale.
«Nove rialzi in sei anni che hanno portato il quadro economico da 15,5 milioni del 2019 agli attuali 24,4 milioni di euro», denuncia Fratelli d’Italia Ravenna attraverso il capogruppo Nicola Grandi e il consigliere comunale Falco Caponegro. «Quasi 9 milioni di euro in più rispetto alla stima iniziale».

I dettagli tecnici del problema
Secondo quanto comunicato dall’amministrazione comunale, le prove di carico sono state eseguite dall’impresa 4EMME di Bolzano, alla presenza del collaudatore, un raggruppamento temporaneo di professionisti guidato dall’ingegnere Paolo Botton. La prima prova, svoltasi il 23 luglio su una delle otto travi, aveva dato esito positivo.
La direzione lavori aveva programmato due prove di carico «nonostante non ci sia in merito alcun obbligo di legge», spiegando di aver voluto perseguire «il principio di massima attenzione» per un’opera pubblica di questa importanza. È proprio durante la seconda verifica che sono emerse le criticità.
«Al raggiungimento dell’86% del carico la prova è stata sospesa per improvvise e forti deformazioni», conferma il Comune. L’area dove si trovano le travi è ora interdetta, mentre «nel resto del cantiere le altre lavorazioni continuano».
Le responsabilità in campo
Le travi sono state realizzate dall’impresa Fimetal, che secondo l’amministrazione possedeva «tutti i requisiti generali» e le «necessarie certificazioni tecniche relative alla produzione e all’assemblaggio di strutture in acciaio». Trattandosi di un appalto integrato, l’azienda si è occupata anche del progetto esecutivo, redatto da un raggruppamento di professionisti guidato da Massimo Majowiecki, ingegnere e architetto di fama internazionale.
Il progetto è stato verificato da un ente terzo, Conteco Check di Milano, come previsto dalla legge. Anche in fase realizzativa, la direzione lavori comunale ha effettuato tutti i controlli di competenza, incluse le prove a rottura sui materiali presso il laboratorio Lab Controls di Cesena, risultate positive.
Le richieste dell’opposizione
Di fronte a questa situazione, Fratelli d’Italia annuncia battaglia. «Reputiamo intollerabile che un’infrastruttura strategica per lo sport, la cultura e l’indotto economico del territorio venga gestita con questa sciatteria», affermano Grandi e Caponegro.
Le richieste sono articolate in cinque punti specifici: una commissione d’indagine consiliare per accertare le responsabilità, un cronoprogramma pubblico con date certe, garanzie scritte sui costi aggiuntivi, verifiche sull’appalto integrato e sui controlli sui materiali, trasparenza totale con pubblicazione di tutti i documenti tecnici.
«I ravennati pagano da anni i ritardi, i rimpalli di responsabilità, le interdittive antimafia, i rincari e ora anche i difetti costruttivi», proseguono gli esponenti di Fratelli d’Italia. Il riferimento è alla complessa storia del cantiere, caratterizzata da multiple problematiche che ne hanno rallentato l’avanzamento.
La posizione del Comune
L’amministrazione comunale, dal canto suo, rivendica l’approccio prudenziale adottato. «L’Amministrazione intende fare tutti gli accertamenti tecnici necessari a individuare le cause del problema e quindi le soluzioni», si legge nella nota ufficiale, «con lo stesso atteggiamento di massima attenzione avuto finora».
Il Comune sottolinea anche di voler agire «nella più totale correttezza nei confronti di tutti i soggetti a qualsiasi titolo coinvolti», perseguendo «l’interesse pubblico alla realizzazione dell’opera correttamente e in sicurezza».
Un cantiere simbolo
La vicenda del Palazzetto dello Sport è diventata negli anni un caso emblematico delle difficoltà che possono caratterizzare le grandi opere pubbliche. Tra ritardi, aumenti di costo, problemi burocratici e ora anche tecnici, l’opera rappresenta una sfida per l’amministrazione comunale e un banco di prova della sua capacità gestionale.
L’opposizione non nasconde la frustrazione: «Fratelli d’Italia ribadisce la propria disponibilità a collaborare per trovare soluzioni serie e rapide, ma non accetterà più silenzi, annunci ottimistici o scaricabarile». La richiesta è di chiarezza assoluta: «Chiediamo al sindaco e all’assessore ai Lavori pubblici di presentarsi in Consiglio comunale con documenti alla mano e risposte chiare».
Le prospettive future
Ora la priorità è individuare le cause del problema tecnico e trovare le soluzioni appropriate. I tempi per la risoluzione delle criticità non sono ancora definiti, così come l’eventuale impatto sui costi complessivi dell’opera.
Il sindaco ha già dichiarato che eventuali extra-spese non ricadranno sul Comune, ma l’opposizione pretende garanzie scritte e la vigilanza di un organismo terzo. La trasparenza, secondo Fratelli d’Italia, deve diventare la regola: ogni rapporto tecnico, verbale di collaudo e perizia deve essere reso pubblico.
Il destino del Palazzetto delle Arti e dello Sport resta quindi appeso a una trave difettosa, simbolo perfetto di un cantiere che fatica a trovare la via del completamento. Per Ravenna e i suoi cittadini, l’attesa per questa importante infrastruttura sportiva e culturale si prolunga ancora una volta.



