Il 1° marzo 2026, nella Chiesa di Santa Maria del Suffragio a Ravenna, i fedeli si sono riuniti per ricordare don Sergio Peano a un anno dalla scomparsa. Rettore di quella chiesa, cappellano della Casa Circondariale e canonico del Capitolo della Cattedrale, don Sergio ha lasciato un’impronta silenziosa ma duratura nella comunità ravennate.
Originario di Boves, in provincia di Cuneo, don Sergio condusse il suo ministero con una riservatezza che non era distanza, ma stile: anche nelle ultime ore di vita, durante un breve ricovero ospedaliero, la sua preoccupazione fu quella di non gravare su chi lo assisteva.
«La chiesa era sempre affollata» ricorda Gianfranco Spadoni, consigliere comunale di Lista per Ravenna – Lega – Popolo della Famiglia, che ha seguito da vicino il ministero di don Sergio negli anni ravennati. I fedeli erano attratti da omelie brevi ma capaci di lasciare il segno. La collaborazione con l’avvocatessa Elena Baldini e sua madre assicurò continuità alle funzioni liturgiche, testimoniando un modello di comunità attiva e corresponsabile.
All’interno del carcere, don Sergio operò come figura di ascolto incondizionato. I detenuti lo ricordano per gesti concreti che andavano oltre il ministero strettamente sacerdotale: un punto di riferimento umano, non solo spirituale.
Nelle uscite verso Roncalceci, sulla tomba di don Ugo Salvatori, Spadoni racconta come don Sergio sapesse trasformare il tragitto in una lezione silenziosa sul creato: campi coltivati, piantagioni, i dettagli che lo sguardo frettoloso non coglie.
Riposa ora a Boves, vicino alla sorella e alla nipote Elena.



