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Roma, tre anni dopo l’assassinio di Mahsa Amini: l’Associazione Italia – Iran sfida il «muro dell’indifferenza»

Roma, 16 settembre 2025 – Nel terzo anniversario della morte di Mahsa Amini, la ventiduenne curda arrestata dalla polizia morale di Teheran e deceduta in circostanze che il regime iraniano non ha mai chiarito, la capitale italiana si trasforma in palcoscenico di una battaglia politico-diplomatica che trascende i confini nazionali. L’Associazione Italia–Iran ha organizzato per oggi pomeriggio, dalle 17:00 alle 19:00 presso la Sala Leone di Via Petroselli 45, una conferenza dal titolo simbolicamente pregnante: «Mahsa Amini: rompere il muro dell’indifferenza».

L’iniziativa si inserisce in un panorama geopolitico sempre più frammentato, dove la questione iraniana rappresenta uno snodo cruciale per gli equilibri mediorientali e per la credibilità delle democrazie occidentali nel sostenere i diritti umani oltre i propri confini. La scelta del timing non è casuale: a tre anni di distanza, il caso Amini rischia di scivolare nell’oblio mediatico, mentre la repressione del regime di Ali Khamenei continua sistematicamente.

«Nella tragica ricorrenza dell’uccisione di Mahsa Amini per mano del regime della Repubblica islamica e per onorare la memoria dei giovani che sono stati assassinati solo perché desideravano la libertà», recita il comunicato dell’associazione con un linguaggio che non ammette ambiguità, «abbattiamo il muro dell’indifferenza e facciamo risuonare la voce del popolo iraniano che lotta per la libertà».

Un parterre politico-istituzionale trasversale

Il panel dei relatori rivela una strategia comunicativa precisa: coinvolgere rappresentanti istituzionali, mondo accademico e società civile per costruire un fronte trasversale sulla questione iraniana. L’intervento dell’onorevole Giovanni Quarzo, capogruppo di Fratelli d’Italia al Comune di Roma, conferisce all’evento una legittimazione politica significativa, segnalando come il governo Meloni intenda mantenere alta l’attenzione sulla deriva autoritaria di Teheran.

Accanto alla componente politica, Mariofilippo Brambilla di Carpiano, presidente dell’Associazione Italia–Iran, porterà la voce della diaspora iraniana organizzata, mentre l’analista Germano Dottori offrirà quella lettura geopolitica indispensabile per inquadrare la questione iraniana nel più ampio scacchiere internazionale.

Particolarmente significativa la presenza di Maryam Pezeshki, segretaria generale dell’associazione, che rappresenta il filo diretto con le comunità iraniane in esilio, e dell’attivista Media Ataei, testimone diretto delle dinamiche repressive del regime. A completare il quadro, Vanessa Combattelli della Fondazione Italia–Usa porterà la prospettiva atlantica su una questione che coinvolge direttamente gli interessi strategici occidentali.

Roma crocevia della diplomazia dei diritti umani

L’evento romano si colloca in un momento di particolare tensione nelle relazioni euro-iraniane. Mentre l’Unione Europea mantiene una posizione di condanna formale del regime di Teheran, le capitali europee si trovano a dover bilanciare principi democratici e interessi economico-energetici, in un equilibrio sempre più precario dopo l’escalation mediorientale degli ultimi mesi.

La scelta di Roma come sede non è priva di significato simbolico: la capitale italiana, tradizionalmente ponte tra Occidente e Oriente, diventa così teatro di un’operazione di soft power che punta a mantenere viva l’attenzione internazionale su una crisi umanitaria che rischia di essere oscurata da emergenze più immediate.

Con questa iniziativa, moderata da Francesco Di Bartolomei, responsabile enti locali dell’Associazione Italia–Iran, Roma si candida dunque a diventare non solo «luogo di memoria e di denuncia», ma soprattutto laboratorio di una nuova diplomazia civile che sfida l’establishment internazionale a trasformare le dichiarazioni di principio in azioni concrete per la libertà del popolo iraniano.

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