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Romagna in Movimento: Cambio al vertice del M.A.R. e l’ascesa di Rumãgna Unida, una nuova fase per l’autonomismo romagnolo

Negli ultimi tempi, la Romagna si trova al centro di dinamiche di rinnovamento politico, in particolare nell’ambito dei movimenti autonomisti. Il recente passaggio di testimone alla guida del Movimento per l’Autonomia della Romagna (M.A.R.), da Fabrizio Barnabè a Davide Cappelli, rappresenta un momento significativo per l’evoluzione dell’autonomismo romagnolo.

Cappelli, giovane ma con radici profonde nel movimento — basti pensare alla figura storica del nonno, il senatore democristiano Lorenzo Cappelli, fondatore del M.A.R. insieme al deputato socialista Stefano Servadei — è stato scelto all’unanimità dal Comitato Regionale. La sua nomina segna la volontà di mantenere un legame saldo con la tradizione, ma con uno sguardo deciso verso il futuro. Il presidente del M.A.R. è l’imprenditore Giovanni Poggiali, personalità che ha contribuito a consolidare la struttura e la strategia del movimento.

«Sono felice di essere stato coordinatore in questi cinque anni difficili, di transizione», ha dichiaratoFabrizio Barnabè. «Il MAR stava compiendo un passaggio fondamentale, che ha dato i suoi frutti, e sono quindi ancora più felice di lasciare ora il mio posto a Davide Cappelli che rappresenterà questo slancio al meglio».

«È per me un grande onore ricevere questa responsabilità», ha dichiarato Cappelli a margine della nomina. «Il MAR rappresenta da oltre 35 anni un punto di riferimento per l’autonomismo romagnolo, e per me, che porto un cognome legato a doppio filo a questa storia, si tratta anche di un impegno personale e familiare».

Il nuovo coordinatore ha poi chiarito le priorità del movimento: «Guardiamo avanti con determinazione, per riportare i romagnoli a essere partecipi e responsabili della cosa pubblica, attraverso un autonomismo sano e apartitico. Crediamo molto nelle nuove generazioni, che stanno mostrando un interesse crescente verso la causa romagnolista: una Romagna più unita, consapevole delle proprie radici e pienamente inserita nell’Italia e nell’Europa di domani».

Accanto a questo cambio di vertice, si rafforza l’azione istituzionale diRumãgna Unida, nata nel 2023 come articolazione politica del M.A.R. e ormai attore di primo piano nel panorama politico regionale. Il progetto si distingue per un approccio concreto: non più soltanto affermazione identitaria, ma anche azione politica finalizzata al riconoscimento istituzionale dell’autonomia romagnola.

Un passaggio cruciale è avvenuto nel marzo 2025, quando Rumãgna Unida ha fatto il suo ingresso nell’European Free Alliance (EFA), la principale coalizione europea di movimenti regionalisti e autonomisti. L’adesione ha ampliato il raggio d’azione del progetto, creando sinergie con realtà affini come OraToscana e l’Union Aragonesa. Si tratta di un salto di qualità che ha dato maggiore legittimità al percorso autonomista, proiettandolo in una dimensione continentale.

La sinergia tra M.A.R. e Rumãgna Unida dimostra come si possa conciliare tradizione e innovazione politica. Molti attivisti, animati da spirito civico e non da interessi personali, stanno contribuendo alla trasformazione del movimento: da custode dell’identità locale a promotore di un progetto politico articolato.

L’adesione all’EFA è un risultato tangibile di questa strategia e conferma che anche realtà territoriali spesso considerate marginali possono conquistare spazio e attenzione nella politica europea. Il confronto con esperienze simili offre un patrimonio di strumenti e competenze utili per affrontare le sfide del riconoscimento istituzionale.

La capacità di coniugare radicamento locale e apertura internazionale, di mantenere viva una tradizione politica senza rimanerne prigionieri, rappresenta una qualità che merita attenzione, indipendentemente dagli esiti futuri.

L’autonomismo romagnolo si presenta oggi come un laboratorio vivace di democrazia territoriale, dove l’attaccamento alla propria terra si traduce in iniziative concrete e visioni a lungo termine. In un contesto politico spesso segnato da personalismi e logiche di potere, l’impegno di chi lavora per la valorizzazione del proprio territorio rappresenta un esempio di partecipazione attiva e di passione civile.

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