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mercoledì 14 Gennaio 2026
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Soul Vanessa: talento e sincerità

I profumi della campagna ravennate sono particolarmente intensi all’inizio di giugno, silenziose promesse alle porte dell’estate. Un po’ come il silenzio che precede la prima nota, lì c’è già tutto. L’attesa complice di ogni inizio. Qual è stata la tua «prima nota»? Lo chiediamo a Soul Vanessa, Vanessa Vaccari, cantante e interprete ravennate, seduti al tavolino di un piccolo caffè conviviale, gelato in mano, mentre in radio passa il tormentone estivo di qualche anno fa. La risposta è immediata, divertita e brutalmente sincera. «La sigla di Jem e le Holograms, Dirty Dancing e Grease. Ridiamo entrambi, e la risata di Vanessa è aperta, piena, musicale. «Ma ti potrei dire anche i Pink Floyd, gli Skiantos, Janis Joplin, che poi era la musica che ascoltava mia sorella. Tutti ovviamente in coda a Jam…». Ovviamente ridiamo di nuovo. «Sento la musica da quando ho memoria. Da bambina imparavo le canzoni, le coreografie dei musical, mi divertivo a registrare le mie performance su audiocassetta. Giocavo a fare quello che ho sempre desiderato essere. Si, già alle medie scelsi di intraprendere l’indirizzo musicale, con lo studio della chitarra classica e i primi rudimenti di teoria e solfeggio».

  • C’è stato un momento in particolare, un evento chiave potremmo dire, in cui hai capito che la musica sarebbe stata il leitmotiv della tua vita?

Vanessa sorride e si prende qualche istante per rispondere ad una domanda che in effetti rappresenta la vera «prima nota» di ogni artista. Quando, aldilà delle attitudini e dei talenti naturali con cui ognuno di noi nasce, scegliamo razionalmente di intraprendere una strada. «Se penso alla Vanessa del passato, non si può parlare proprio di una scelta. La verità è che è semplicemente successo. Ero poco più che una ragazzina quando ho incontrato The Scommitments». Nella formazione ravennate di stampo Soul & RnB, ispirata al film The Commitments, che si presentava con un look in stile Blues Brothers, Vanessa alternava il ruolo di corista con performance soliste, brani di Aretha Franklin, Patty Labelle e altre dive del Soul.

Ed è la partecipazione al Festival delle Arti che le ha dato la possibilità di incontrare Andrea Mingardi, il cantautore bolognese che poi la vorrà nella sua band; lì incontra musicisti turnisti professionisti ed Emanuela «Manù» Cortesi, la grande cantante e vocalist romagnola. «Se oggi posso dire di avere imparato tanto, lo devo anche a lei. Avere la possibilità, già da giovanissima, di lavorare con musicisti di quel livello e con una grande professionista come Emanuela è stato fondamentale. Nel corso della carriera Vanessa, come corista, ha lavorato anche con Cesare Cremonini. «È stato un contesto molto diverso: più definito, più strutturato, regolato da agenzie e produttori.

Ha i suoi lati positivi, perché tutto è molto chiaro e ogni aspetto è organizzato minuziosamente ma lascia per ovvi motivi meno libertà espressiva ai singoli musicisti». Un’esperienza che si distingue nettamente da quella con Mingardi «Con lui si impara a improvvisare. È un maestro in questo, è capace di variare il repertorio in un attimo, sentendo il pubblico e il momento. La sua band negli anni ha cambiato svariati nomi da RossoBlues Brothers Band a SuperCircus, ma la sensazione che per me fosse “casa” è rimasta la stessa. Ho avuto lo spazio per portare qualcosa di mio sul palco, e poi è stato lui a chiamarmi per la prima volta Soul Vanessa”».

Le chiedo di motivare il sorriso che accompagna quest’ultima rivelazione e lei fa spallucce… «All’inizio non mi piaceva molto perché ero l’unica tra gli artisti della band a non essere presentata con il nome e cognome e mi scocciava un po’; negli anni però, ho capito che quel soprannome, invece, era cucito proprio su di me e ho iniziato ad indossarlo come un abito di paillettes e piume colorate. Il cinema è un altro dei miei grandi amori. Sempre con Mingardi ho partecipato al film Il peggiore Natale della mia vita del regista Alessandro Genovesi. Con Emanuela, siamo state coinvolte particolarmente nelle riprese, con i nostri abiti a pois e le coreografie abbinate ai brani, da noi interpretati e inseriti all’interno della colonna sonora del film».

  • E a cosa sta lavorando Soul Vanessa ultimamente?

«La preparazione degli esami per il conservatorio sta occupando molto del mio tempo e delle mie energie negli ultimi mesi, ma ho diversi progetti nel cassetto e l’intenzione di mettere un bel po’ di carne al fuoco per il prossimo futuro».

Raccontaci…

  • «L’anno scorso mi hanno proposto di partecipare a un evento al cinema Fulgor, in occasione dell’uscita del biopic di Amy Winehouse. Così, con Michele Mecco Guidi, abbiamo creato un tributo per mettere luce sulla musica di un’artista che sento molto vicina. È un lavoro che voglio assolutamente portare avanti, così come l’esperienza lounge con i Montefiori Cocktail, formazione forlivese, con cui ho partecipato a svariati festival italiani ed internazionali».

A proposito di Festival, so che sei recentemente tornata dal Nelson Italian Festival in Nuova Zelanda «La Nuova Zelanda è un posto incredibile, risponde Vanessa. «Li hanno un senso comunitario molto forte, la densità di popolazione è bassa rispetto a come siamo abituati. La gente ti saluta per strada, è tutto molto informale e rilassato. Anche nella band era così e l’alchimia è nata subito, un’esperienza che è piaciuta molto a me ma anche ai “locals” dato che stiamo già lavorando per il prossimo anno».

Vanessa si definisce un’interprete, che non è solo eseguire le note ma entrare nel testo, farlo proprio e calarsi nelle emozioni degli artisti che hanno reso celebri quei brani.

Se le chiedi i suoi generi di riferimento risponde: dal Soul-RnB degli inizi, attraverso gli studi della canzone italiana (le grandi Dive e i cantautori) per giungere all’amore per la Bossa Nova, dalle sonorità piene di sentimento, talvolta malinconiche.

Concludiamo con le speranze nel futuro: «Quando concluderò il mio ciclo di studi in conservatorio, sarà bello misurarsi con il mondo dell’insegnamento e già ora, in quello che posso e conosco, amo trasferire conoscenze e fare scambi con i miei compagni di studi. E se la musica un giorno dovesse lasciare posto ad altro, gli animali sono un altro mondo che mi riempie di sensazioni buone e, soprattutto, le loro manifestazioni sono sempre chiare e sincere, senza sottotesti né sotterfugi, ed è forse per questo che li amo».

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