La ricorrenza dei 60 anni dalla fondazione dei Pink Floyd e dei 50 anni di Wish You Were Here diventa, a Ravenna, un’occasione per interrogarsi su ciò che resta di una band che ha ridefinito il rapporto tra musica, spazio e percezione. Il progetto “The Last Coat of Pink”, affidato a Kathya West (voce), Alberto Dipace (pianoforte) e Danilo Gallo (contrabbasso), si presenta come un’indagine sonora più che come un omaggio nostalgico: un attraversamento dei vuoti, dei silenzi, delle sospensioni che da sempre abitano il lessico floydiano.
«I Pink Floyd… spazi immensi pieni di suoni interminabili», afferma Kathya West. La sua lettura si muove su un piano non celebrativo, costruito attorno a una verità storica: la band inglese ha trasformato il concetto di canzone in ambiente acustico, un luogo dove la linearità è un’ipotesi più che una struttura. Nel concerto, questa interpretazione si traduce in un uso della voce come materia atmosferica e non narrativa, mentre pianoforte e contrabbasso disegnano sentieri in cui la percorribilità lineare è solo un’illusione ottica, generata da una percezione alterata dei vuoti.
Le parole della cantante diventano chiavi di lettura: «Non è semplice suonare una vastità, ma la si può far suonare. Per il vento si può soffiare. Per l’illusione ci sono i sogni. Per i vuoti c’è la musica, quella che suona ciò che non esiste. Quella dei Pink Floyd.» In questa visione, il progetto non tenta di replicare un linguaggio, ma di manipolare l’idea stessa di spazio sonoro. «“The Last Coat Of Pink” è il pistillo di uno di quei fiori, il più delicato e fragile, mosso dal vento»: l’immagine dei papaveri mossi, i cui pistilli “risuonano diversamente a seconda della direzione del vento”, sintetizza la natura di un lavoro che esplora la fragilità come veicolo di intensità.
L’evento si colloca dunque nell’alveo delle ricerche contemporanee sulla memoria musicale: un progetto che interroga più che celebra, che cerca nei silenzi il materiale di costruzione. Un approccio coerente con il percorso degli interpreti, noti per una pratica che privilegia la sottrazione, la densità del vuoto, l’attenzione alla micro–dinamica dei dettagli.
The Last Coat of Pink andrà in scena il 12 dicembre. Apertura porte ore 20.30, inizio concerto ore 21.30. Durante l’intervallo, i tradizionali cappelletti del Socjale.



