Garibaldi Thohir è uno degli uomini più ricchi dell’Indonesia: Garibaldi è il nome, Thohir il cognome. Suo padre, Teddy, era vicino a Sukarno, il primo presidente dell’Indonesia indipendente. Questi aveva combattuto per liberare il paese dalla dominazione coloniale olandese, poi dai giapponesi che, nel 1942, si erano impadroniti dell’arcipelago.
Alla fine Sukarno riuscì a sbarazzarsi dei vecchi e dei nuovi invasori, e diventò presidente dell’Indonesia nel 1946.
Attorno all’idea di indipendenza nazionale si era formata una generazione di giovani, che riuscì a costituire una nazione dopo quattro secoli di sopruso coloniale e di rapina: arrivarono i portoghesi nel Cinquecento, poi olandesi e inglesi due secoli dopo.
Uno dei giovani che seguivano Sukarno era Teddy Thohir, che coltivò molti affari e divenne molto ricco. Ebbe due figli: uno, nato nel 1965, lo chiamò Garibaldi, in memoria dell’Eroe dei Due Mondi. L’altro figlio, nato nel 1970, fu chiamato Erick, e molti lo ricordano in Italia perché qualche anno fa fu presidente della gloriosa squadra di calcio nerazzurra milanese, l’Inter. Sono molto ricchi anche loro.
Un giornalista italiano raccontò che, quando era molto giovane, negli anni sessanta, fu mandato in Indonesia a intervistare il presidente Sukarno, e che si meravigliò molto quando la sua richiesta di accesso al Palazzo Presidenziale di Giacarta fu accolta rapidamente. I colleghi più anziani gli avevano detto che il presidente riceveva i giornalisti dopo lunghissime attese, a volte mai.
Al cospetto del presidente, l’inviato, ringraziandolo, non si trattenne dal chiedergli la ragione di questo trattamento di favore. L’altro rispose che era dovuto alla sua provenienza italiana. Durante la guerra, gli spiegò, aveva dovuto affrontare periodi difficili, anche di permanenza nella giungla, lui che era nobile e cresciuto negli agi. In quei tempi aspri, continuò, traeva conforto dalla lettura dei pochi libri che aveva potuto mettere nello zaino. Fra quei volumi, uno era la biografia di Giuseppe Garibaldi: da qui la sua simpatia per l’Italia e gli italiani.
Quel suo sentimento risorgimentale si trasmise ai suoi seguaci, e uno di loro volle chiamare il suo bambino come il generale Garibaldi.
In Asia, le guerre per liberare i popoli dal colonialismo europeo ebbero spesso protagonisti che si ispiravano alle figure del nostro Risorgimento: il Mahatma Gandhi era un dichiarato ammiratore e seguace di Giuseppe Mazzini, e il primo presidente della Repubblica Cinese, Sun Yat-sen, all’inizio del Novecento, si richiamava apertamente alla lotta di liberazione italiana. Qualche maligno sosteneva che era diffusa l’idea che, se ce l’avevamo fatta noi, allora poteva farcela qualunque popolo, anche quello ridotto peggio. In realtà il mito del Risorgimento italiano aveva dato forza e ispirazione ai patrioti di molte nazioni, che perseguivano il progetto di un mondo composto da popoli diversi ma affratellati, senza dominati e senza dominatori.
Nel caso del padre indonesiano (e musulmano) che impose a suo figlio il nome di Garibaldi, potrebbe aver influito anche, ci piace pensare, la saga di Sandokan, che lo scrittore Emilio Salgari ambienta in quelle isole e che illustra le gesta di un patriota indigeno che si oppone all’occupazione coloniale europea, in un tempo nel quale quasi tutti gli autori magnificavano la “missione” dell’uomo bianco, il suo “fardello” e la necessità di sottomettere i popoli estranei alla nostra cultura.



