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Un pezzetto di Liguria in Romagna

Arrivando da occidente, cioè da Sarsina, Sant’Agata Feltria appare all’improvviso: si vede la Rocca che dal basso appare sospesa nell’aria. Agli appassionati di Guerre Stellari viene subito in mente la Città delle Nuvole, un insediamento nello spazio interstellare comandato da Lando Calrissian. A fare questo figurone è la Rocca Fregoso, costruita dai nobili genovesi Fregoso a partire dal XV secolo su uno sperone di arenaria chiamato Sasso del Lupo. La famiglia ligure era imparentata con i Montefeltro, signori del borgo di Sant’Agata e di tutta la zona. Dalla fine del Quattrocento al 1660 fu feudo dei Fregoso, ricevuto in dote matrimoniale e molto amato e curato.

Il quarantaquattresimo doge della Repubblica di Genova, Ottaviano Fregoso, era figlio di Agostino e di Gentile da Montefeltro, figlia del Duca di Urbino; nacque nel 1477 e morì nel 1524 nella fortezza di Ischia, forse avvelenato dai suoi carcerieri spagnoli in seguito a un groviglio di congiure e intrighi. Fu l’ultimo Fregoso a raggiungere la dignità di doge, il tredicesimo doge della sua famiglia, come potrebbe sottolineare il canone della numerologia e della superstizione. Ottaviano trascorse l’infanzia e la giovinezza a Urbino, nella colta e illuminata, ma anche combattiva, corte dei Montefeltro, che si erano affermati con le armi e la guerra. Fu in amicizia con Pietro Bembo e Baldassarre Castiglione, fra gli altri, e fu lodato da Guicciardini nelle sue opere. Ottaviano riconquistò Bologna, che era stata sottratta allo Stato Pontificio, e fu anche comandante delle Guardie Papali: insomma un guelfo. Il futuro supremo reggitore della repubblica, nei momenti di difficoltà e di pericolo generati dalle furiose lotte che dilaniavano Genova, ricca preda contesa da tutti i potenti dell’epoca, si rifugiava a Sant’Agata, al sicuro, a respirare l’aria della sua infanzia.

Nel tempo, i Fregoso costruirono anche un palazzo civile nella piazza della cittadina, al cui interno si può vedere un piccolo e bellissimo teatro intitolato al direttore d’orchestra ravennate Angelo Mariani, quello della strada omonima in centro a Ravenna, il quale, curiosamente, dopo un breve periodo a Sant’Agata, andò proprio a Genova a dirigere il prestigioso Teatro Carlo Felice. Fra i nostri contemporanei, un altro ravennate conosciuto, il maestro Daniele Panebarco, autore di fumetti e cartoon di fascia colta, è solito trascorrere lunghi periodi in quei paraggi.

Secondo la tradizione cattolica, Sant’Agata, la patrona di Catania martirizzata durante le persecuzioni dell’imperatore Decio nel III secolo dopo Cristo, trascorse qui un periodo: la ricorda la Collegiata (una chiesa) a lei dedicata, sovrastata da un campanile rotondo alto 35 metri che assomiglia ai torricini del Palazzo Ducale di Urbino.

La comunità genovese non dimenticò il legame stretto con il borgo romagnolo, che fa parte oggi della provincia di Rimini; nel 2007 Sant’Agata fu associata in qualità di “Comune Onorario” alla Provincia di Genova, insieme ad altri quattro comuni: due sardi, uno piemontese e uno toscano. Un riconoscimento significativo da parte della città che ha disseminato le sue opere e i suoi figli dappertutto, che ha sventolato con orgoglio la sua bandiera (la croce rossa in campo bianco, emblema di San Giorgio) sui mari di tutto il mondo.

Oggi Sant’Agata Feltria conta meno di duemila abitanti; il censimento del 1951 ne riportava più di seimila. Una curva discendente comune a quasi tutti i borghi appenninici e montani d’Italia. Spesso sentiamo dire che sulla Terra siamo troppi, ma avventurandosi in quei luoghi bellissimi si riceve l’impressione opposta…

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