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Veglie «anti-aborto», Di Benedetto (Lega) evoca l’omicidio di Charlie Kirk: «Clima di intimidazione contro i pro vita»

Le associazioni Pro Vita & Famiglia e 40 Days for Life hanno annunciato la loro ferma intenzione di proseguire con gli eventi e le veglie di sensibilizzazione nei pressi di ospedali e cliniche, nonostante la risoluzione approvata dalla Regione Emilia-Romagna che mira a creare “zone protette” in cui tali attività sarebbero vietate.

Francesco Perboni, referente di Pro Vita & Famiglia in Emilia-Romagna, ha definito le veglie come «una preghiera di testimonianza silenziosa, preziosa e totalmente inoffensiva, radicata nella libertà di espressione e religiosa, un’ultima mano tesa verso la donna che sta per compiere un gesto irreversibile». Il referente regionale ha denunciato: «Perché la Regione combatte per impedire che questo possa accadere? L’unica scelta valida per loro sembra essere quella della morte».

Una risoluzione controversa e totalitaria

La risoluzione, con primo firmatario Lorenzo Casadei del Movimento 5 Stelle, impegna la Regione a valutare la compatibilità tra il diritto alla salute delle donne e le manifestazioni pro-vita, chiedendo inoltre di istituire “zone di accesso sicuro” attorno alle strutture sanitarie. Le opposizioni hanno votato contro, definendo il provvedimento «ideologico» e un rischio per la libertà di manifestazione.

Maria Rachele Ruiu, portavoce di Pro Vita & Famiglia, ha attaccato duramente: «La maggioranza Pd-5Stelle-Avs criminalizza chi difende la vita, colpendo forme pacifiche e legittime di libera manifestazione del pensiero. Una scelta che contribuisce a creare un clima di odio sociale con il rischio di alimentare episodi di violenza anche gravi». L’associazione ha chiesto alla Regione di «abbandonare questo progetto stalinista e al Parlamento di respingere l’idea aberrante di ‘zone’ vietate a cittadini in base alle loro opinioni».

«Pronti anche all’arresto»

Matteo Di Benedetto, capogruppo della Lega nel Consiglio Comunale di Bologna, ha definito la misura «pericolosa e totalitaria, da regime comunista», denunciando le priorità distorte: «Abbiamo città allo sbando, Bologna in cima alle classifiche per stupri e violenze, ma la priorità è arrestare chi prega». Di Benedetto ha lanciato una sfida: «Se la attueranno, sono pronto a farmi arrestare. Il giorno dopo mi troverete davanti a un ospedale».

L’inesistenza del problema

Come sottolineato dai movimenti pro-vita, «non esiste un solo caso di cronaca di una donna che non abbia potuto abortire o che sia stata turbata da questi eventi». Di Benedetto ha evidenziato il paradosso: «Ricordo episodi in cui hanno cercato di impedirci di pregare, ma non ricordo un solo caso di quello che denunciano. L’obiettivo è criminalizzare un’opinione, una fede, un pensiero».

Il riferimento all’omicidio dell’attivista americano Charlie Kirk ha evidenziato i rischi crescenti per chi difende la vita. Come ha concluso Di Benedetto: «La loro guerra non è solo contro chi è a favore della vita, ma contro la libertà di pensiero ed espressione e contro i valori incarnati dalla fede cristiana. Pensano di fermarci spaventandoci. Non prevarranno».

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