Nel quarantottesimo episodio della rubrica Scoppia la Balla, intitolato «E’ colpa del patriarcato?», a intervenire con una riflessione controcorrente e di stretta attualità è Toni Brandi. Di fronte a una narrazione mediatica spesso incline a semplificazioni ideologiche, Brandi osserva criticamente come oggi «la propaganda femminista incolpa il patriarcato di ogni male», invitando a riportare il confronto sulle reali dinamiche sociali ed educative.
La tesi centrale proposta poggia su una constatazione educativa non trascurabile: l’autorità tradizionale della figura paterna non domina affatto la società odierna, essendo stata progressivamente erosa nel tempo. La causa primaria del disorientamento e di molte condotte aggressive andrebbe infatti rintracciata nel vuoto provocato dall’assenza della figura paterna; come evidenzia Brandi, l’origine del problema si trova proprio «nell’assenza del padre e dei limiti educativi che per sua natura pone soprattutto ai figli maschi».
A questo sfilacciamento pedagogico si affianca la deriva materialista di una società sempre più orientata al profitto, denunciata come un consumismo esasperato che trasforma le relazioni in merce, arrivando a rendere «le persone e in particolare le donne in oggetti usa e getta». L’intervento richiama dunque l’attenzione sui rischi di generalizzazioni che finiscono per colpevolizzare a priori la figura maschile, sottolineando l’importanza di riscoprire un’autentica alleanza tra maschio e femmina e concludendo che «il patriarcato è solo uno spauracchio ideologico» rispetto alle vere emergenze educative del presente.



